Personaggi

Intervista con Quiet Ensemble

L’arte ha bisogno di condivisione. Un rapporto che esiste fra l’opera e chi la guarda, ma fondamentale anche fra artisti. Così nascevano sodalizi nelle botteghe, poi nei movimenti storici, poi nelle aggregazioni spontanee di artisti. Mentre oggi ci troviamo nell’epoca dell’individualismo, da ciò è scaturita la necessità sempre più diffusa dell’unione di due persone che creano insieme. Vi sono molte coppie di fatto che collaborano e molte coppie unite solo dall’arte: Cuoghi Corsello, Vedovamazzei, Bianco-Valente, Gilbert and George, per citarne alcune. Così Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli hanno dato vita al duo Quiet Ensemble. Ognuno proviene da un back ground diverso, il primo esperto di audiovideo, il secondo esperto di scenografia teatrale e light designer. Insieme creano performance dove sono protagoniste installazioni sonore e visive del tutto personali. La loro filosofia è già insita nel nome che hanno scelto per definirsi. Vercelli dice rispetto al proprio nome d’arte: «Il momento della quiete ci salva, è quello in cui ci si ferma e si comincia ad ascoltare, a vedere, a comprendere la grandezza delle piccole cose, l’importanza della crepa nel muro, della polvere e della lacrima». Mentre Di Salvo spiega: «Il nostro nome ha diversi significati, per me uno dei più interessanti è il concetto di orchestre silenziose. Ensemble presenti intorno a noi ogni giorno, che spesso non notiamo perché a volte sono troppo soffuse o apparentemente insignificanti. Questi suoni in realtà serbano un’energia gigantesca che solo attraverso la pazienza e l’attenzione è possibile cogliere».

L’ascolto diventa quindi momento essenziale per entrambi gli artisti, ciò conduce ai lavori. La loro osservazione del quotidiano mette in moto una fantasia che si sofferma ripetutamente sulla natura. I Quiet Ensemble creano spesso concerti inusuali nei quali ricercano i suoni di piante e animali: amplificano rumori insiti e che scaturiscono da movimenti e vibrazioni naturali, ad esempio di una foglia o di un frutto o di pesciolini rossi. A proposito di ciò Vercelli dichiara: «Con Fabio ci siamo trovati a condividere lo stupore infantile per alcune sonorità inaspettate, suoni nascosti, fruscii impercettibili che una volta rivelati all’orecchio e amplificati diventano sinfonia imprevista che esiste solo in quel momento, in quel luogo. Cerchiamo di non produrre i suoni, noi alziamo il volume». Ma anche l’aspetto visivo è fondamentale, continua l’artista parlando di ciò che vorrebbe creare visivamente: «Il distacco onirico, guardare la stessa cosa, anche la più banale, per mille volte e ogni volta rimanerne impressionato, innamorato». Per creare questo le loro opere sono soggette a mutamento, ma una trasformazione dovuta soprattutto a casualità indotte dai soggetti prescelti; dice Di Salvo: «La casualità di alcuni fenomeni, come il ronzio di un insetto, o il movimento di un pesce rosso, sono al centro della nostra ricerca artistica perché si manifestano sempre diversi e sempre dettati da scelte a noi incomprensibili. Siamo affascinati dall’osservazione del sottile equilibrio tra il caos e il controllo di questi fenomeni, fascino che cerchiamo di condividere con il pubblico attraverso le nostre opere, nel tentativo di coinvolgerlo emotivamente e renderlo partecipe delle nostre suggestioni». Altro elemento che sta diventando sempre più rilevante nella loro ricerca è l’utilizzo della luce, non solo di supporto o scenografica, ma parte integrante dell’azione; ad esempio nella recente opera Antilight realizzata per la performance di Liberato al Club2club di Torino in concomitanza con l’edizione del 2017 di Artissima, hanno utilizzato la luce per nascondere l’artista presente in scena. In quei giorni erano inoltre presenti a The Others Art Fair nello stand del Crac-centro di ricerca per le arti contemporanee con il progetto Orienta.

Oltre a lavorare con la natura, i Quiet Ensemble lavorano con il corpo umano, Di Salvo racconta: “Il corpo è uno degli elementi di indagine più interessanti nella nostra ricerca. Ad esempio, nel progetto Allegoria, abbiamo indagato sui suoni prodotti dalle microtensioni elettriche presenti all’interno dei muscoli. Nello specifico abbiamo ascoltato i flussi elettrici di quattro musicisti di un quartetto d’archi, proprio nel momento in cui suonavano. La performance cominciava come un classico concerto, ma poi lentamente abbassavamo i suoni degli strumenti per alzare quelli involontari dei musicisti, ottenendo così un concerto di corpi. I suoni dei muscoli, dello sfregare dei vestiti per muovere gli archetti, dello scricchiolio delle sedie, erano i nuovi strumenti dell’orchestra. Un concerto in cui è possibile ascoltare ciò che di solito viene escluso, o semplicemente è impossibile da sentire senza i giusti strumenti». Da tutto ciò che abbiamo detto diventa naturale arrivare con il pensiero a John Cage, cui gli artisti hanno fatto un omaggio: Di Salvo trova 4’33 uno dei suoi lavori migliori, risale agli anni ’50 e fa capire quanto Cage fosse un rivoluzionario. Sulla strada della sperimentazione i Quiet Ensemble cercano di creare un’arte autentica al di là del sistema di mercato e dei criteri di vendibilità, dice infatti Di Salvo: «Questo aspetto manca quasi del tutto alla nostra progettualità, anche se a volte proviamo ad avere un approccio più vicino a questo mondo, anche per motivi di sostenibilità».

BIO
Quiet Ensamble nasce nel 2009 dall’incontro di Fabio Di Salvo, classe ’85, e Bernardo Vercelli, classe ’83. Di Salvo si è dedicato alla sperimentazione e all’ideazione di opere video interattive utilizzando moderni software di manipolazione audiovideo, mentre Bernardo Vercelli si è laureato in scenografia teatrale in Norvegia e successivamente ha lavorato come light designer a Copenhagen. Insieme, attraverso modalità espressive differenti, approcciano il rapporto fra tecnologia e natura. Nelle loro creazioni è essenziale il legame fra casualità declinato materialmente nella coppia immagine e suono. Info: www.quietensemble.com

Commenti