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Il MoMA accusato per discriminazione di genere. Ecco la storia di Nikki Columbus

Nikki Columbus, redattrice della rivista Parkett, ha citato in giudizio il MoMA PS1 per discriminazione di genere dopo che il museo ha revocato l’offerta di lavoro che le aveva fatto nell’agosto 2017. Columbus afferma che il museo è stato sul punto di assumerla come direttore del suo programma di spettacolo ma, dopo aver menzionato che aveva appena avuto un bambino, l’offerta è stata ritirata poche settimane dopo. A essere coinvolto il capo curatore Peter Eleey che ora dovrà fornire delle spiegazioni alla commissione per i diritti umani di New York. Intanto Eleey si difende dicendo di non essere stato avvertito durante il colloquio, accusa a cui la Columbus risponde così: «Mi era stato detto da ogni donna con cui avevo parlato di non discutere la gravidanza prima di ottenere il lavoro. Si tratta di una faccenda privata non rilevante per il lavoro che non influisce sulle mie capacità». A confermarlo, le leggi federali e statali che vietano le discriminazioni nei confronti delle donne incinte, che non sono legalmente obbligate a rivelare una gravidanza a un potenziale datore di lavoro. Ma, recenti ricerche hanno dimostrato che tale discriminazione è dilagante sul luogo di lavoro. Dal MoMA PS1 arriva una dichiarazione ben decisa: ”il museo è impegnato in un ambiente di lavoro in cui tutti i candidati e i dipendenti sono trattati con rispetto e dignità. Promuoviamo pari opportunità di lavoro e non tolleriamo alcuna discriminazione”. Sarà, ma qualcosa non torna e ancora si sta facendo luce sulla vicenda. Nella denuncia si chiede un risarcimento danni per la Columbus: ”Nulla sulla posizione cambiata o sulle qualifiche della signora Columbus. L’unica cosa che è cambiata è la consapevolezza del museo del nuovo bambino della signora Columbus. Ha sofferto per ansia, umiliazione, angoscia e ha diritto a risarcimenti danni. 

 

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