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Hortus (in)conclusus

Il collettivo Pierre Dupont, dall’8 luglio al 9 settembre, presenta nella cornice del MACA – Museo di arte contemporanea di Alcamo – la mostra collettiva Hortus (in)conclusus, un progetto che vede coinvolti diversi giovani artisti e realtà chiamati a immaginare una possibile compiutezza di un luogo mai realizzato, solo pensato, considerando ogni lavoro come un microcosmo mutevole capace di dialogare con la storia e la fisionomia del luogo. La mostra, realizzata con il contributo del Comune di Alcamo, desidera infatti trasformare il Museo stesso in un giardino, inteso come luogo di cambiamento, di aggregazione e di incroci partendo dalla sua stessa storia, ovvero quella del Seicentesco Collegio dei Gesuiti che nel progetto originario prevedeva la costruzione di quattro ali destinate a dare origine a un hortus conclusus. L’invito a riflettere attorno all’idea di crescita, di confine e di immaterialità è servito agli artisti come guida per la realizzazione delle loro opere, lavori che abbracciano ogni tipo di scala, medium e materiale possibile.

Si passa dalla serie fotografica di Francesco Cardarelli, alle acqueforti di Cristiano Focacci Menchini per arrivare alla ricerca del collettivo Anto. Milotta / Zlatolin Donchev che, partendo dall’etimologia di Alcamo, rievoca il concetto di terra fertile in un calco che accoglie sopra di sé proiezioni di diversi dettagli della pelle di Vincenzo, agricoltore di Alcamo dedito alla terra. Giulio Saverio Rossi presenta invece due nuclei di lavori, uno composto da tele ridisegnate dall’artista a punta d’argento e una serie di calchi in cera sul pavimento. Leonardo Petrucci, con il suo cambio si scala dal micro al macro, affronta il tema della primordialità della natura in chiave cosmica grazie alla coltivazione di alcuni semi di Arabidopsis Thaliana (o Arabetta Comune), pianta infestante individuata dagli scienziati per essere trasportata e coltivata sul pianeta Marte. Il video di Elisa Strinna, realizzato durante una densa ricerca sul campo, esplora tutti quegli aspetti, spesso invisibili o ritenuti marginali, che sottendono i processi di trasformazione dovuti allo spostamento di animali, territori e persone.

La serie di sculture di Francesca Ferreri si presentano come manifestazione delle infinite possibilità di generazione e rigenerazione, mentre la video installazione di Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano lavora sulla restituzione di un’architettura assente attraverso il gesto. Nuvola Ravera propone una composizione scritta, meglio dire un ipotetico carteggio, nella quale si interroga sul concetto di recinzione culturale, parallelamente, Carmelo Nicotra, apre il Museo all’esterno con un intervento sul suolo pubblico di Alcamo. La mostra vede inoltre la partecipazione di Francesco Simeti, artista di fama internazionale di base a New York ma di origini alcamesi, con tre opere su lino. Concepiti come momenti di apertura del museo-giardino verso l’esterno, questi interventi generano ulteriori occasioni di incontro tra ricerca artistica e pubblico e si rifanno al concetto di “friches” – termine con cui il paesaggista Gilles Clement definisce l’incolto che cresce ai margini delle strade – per portare la mostra a superare i confini museali e ad estendersi in altri luoghi storici della città di Alcamo.

Info: Piazza Ciullo, Alcamo (TP)

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