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Maam: museo abusivo?

Il magistrato non fa sconti: lo Stato e il Ministero dell’Interno devono saldare “immediatamente” un conto salato di 27,9 milioni di euro alla famiglia Salini. La sentenza del tribunale civile di Roma riguarda l’ex fabbrica Fiorucci, un’area di 19mila metri quadri in via Prenestina, nel quartiere Tor Sapienza, occupata abusivamente dal 2009 da circa 200 persone e divenuta sede del Maam, il Museo dell’altro e dell’altrove, una galleria d’arte a cielo aperto considerata un laboratorio internazionale di arte contemporanea. L’esemplare provvedimento, firmato dal giudice Alfredo Matteo Sacco, lascia intendere l’inerzia delle forze dell’ordine che, a detta degli inquirenti, avrebbero dovuto impedire l’occupazione dell’area, e, successivamente, provvedere a sgomberarla.

La vicenda Fiorucci inizia con l’acquisto dell’immobile, il 27 novembre del 2003, da parte della società della famiglia Salini, per 6,85 milioni di euro. Il progetto, presentato al Comune di Roma, prevedeva la bonifica della struttura e la conversione ad area abitativa con la costruzione di un maxi-condominio. Gli accordi presi determinavano inoltre la cessione di parte dei nuovi alloggi al Campidoglio per contrastare l’emergenza abitativa già allora impellente. Il via libera del consiglio comunale arriva solo il 20 marzo 2013, perché, in Italia, per ottenere la variante al piano regolatore, ci vogliono 10 anni. Nel frattempo nell’edificio si consolida prima Metropoliz, la cittadella multietnica formata da una sessantina di nuclei familiari, tra peruviani, eritrei, rumeni, ucraini, marocchini e italiani, e successivamente nasce il progetto Maam, dall’ idea di Giorgio de Finis, anch’esso divenute ”abusivo” secondo la sentenza. Secondo il giudice, il mancato intervento delle autorità pubbliche ha impedito al costruttore dello stabile di poterne usufruire e di modificarne la struttura, ledendone quindi “il diritto di proprietà e il diritto di impresa”. Inoltre ”l’occupazione abusiva non lede i soli interessi della parte proprietaria – si legge sulla sentenza – ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva”, il caso diventa quindi una questione di ordine pubblico.

La gravità della sentenza accende i riflettori sulla problematica gestione delle occupazioni abusive degli ultimi dieci anni a Roma: ”Le occupazioni abusive di interi stabili nella sola città di Roma ammontano almeno a un centinaio e tale situazione basta a dimostrare l’inadeguatezza della complessiva azione preventiva e repressiva delle autorità preposte”. Oltre al maxi risarcimento, il tribunale fissa anche una disciplina chiara, che prevede lo sgombero forzato e repentino delle aree occupate abusivamente, perché la tolleranza di tali situazioni può portare a inquietudini “meno evidenti ma decisamente più gravi nel medio e nel lungo periodo” e specifica che l’accondiscendenza reiterata a simili condizioni può agevolare il formarsi di “zone franche”, in cui potrebbe avere libero sfogo ogni genere di traffico illecito. Il caso Fiorucci e, prima, nel dicembre 2017, il risarcimento per lo stabile occupato in via del Caravaggio a Tor Marancia, sono i campanelli del cambiamento di una condizione non più sostenibile per la Capitale. La speranza è che una realtà come quella del Maam, in cui l’arte si fa ponte per una comunicazione interrazziale e interculturale, non finisca con gli sgomberi, ma che trovi nuova e più consona sede per continuare a far vivere il suo progetto.  

L’ideatore e curatore del Maam, Giorgio de Finis, dalla sua pagina Fecebook ha spiegato: “La democrazia si misura nel suo rapporto con i più deboli, non nel proteggere gli interessi del più forte!”, e “La città e la politica devono essere asserviti alla rendita?”. E ha chiosato caustico: “Il MAAM è vivo e vegeto… Niente epitaffi!”. 

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