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Demand full laziness

A dirlo era già Jeremy Rifkin nel ‘95 ne La fine del lavoro: nel XXI secolo i robot avrebbero iniziato a sostituirci in diversi settori produttivi e, diminuendo il lavoro, l’uomo avrebbe avuto la possibilità di esplorare un tempo inesplorato: il tempo libero. Dopo quel libro, ne sono venuti altri, teorie positive accompagnate da prefigurazioni catastrofiche che partono tutte da un dato di fatto, la tecnologia sta trasformando radicalmente il mercato globale del lavoro. Se molte aziende si sono già aperte all’impiego dell’Intelligenza artificiale, il campo artistico, quello della creazione, appare concettualmente piuttosto estraneo all’argomento. In realtà non è così, per chi non lo sapesse esiste una rivista di fotografia curata da un’intelligenza artificiale e a Seattle un contest artistico per soli robot. Il progetto di recente lanciato da Guido Segni, artista fiorentino classe 1979, appare ancora più estremo nel suo intento: per i prossimi cinque anni, fino al 2023, Segni delegherà parte della sua produzione artistica a una macchina, tramite l’uso di una serie di algoritmi di deep-learning. «In tempi di ossessione per il lavoro – scrive l’artista sul sito – paura dei robot e accelerazione tecnologica, un nuovo hype travolge l’immaginario collettivo: quello dell’automazione e della pigrizia totale».

The machine is learning, the artist is resting | Productive laziness automated process. Lot no. 2018/000001 (Extract) from guido segni on Vimeo.

Demand full laziness, questo il titolo del lavoro, va letto sulla falsa riga dei tre imperativi che aprono il testo Inventing the Future. Postcapitalism and a World Without Work di Nick Srnicek e Alex Williams (Demand full automation, Demand universal basic income, Demand the future), quest’anno riproposti in italiano da Not editions. Una pretesa di emancipazione dal lavoro da parte dell’artista che, sarà libero di svolgere altre attività mentre l’intelligenza artificiale si occuperà di produrre opere d’arte. Il progetto è anche pubblicato su www.patreon.com, una piattaforma di crowdfunding attraverso la quale Segni richiede un contributo volontario che va da 1 a 20 dollari. In questi cinque anni, coloro che supporteranno questo elogio alla pigrizia avranno diritto a un’opera prodotta dall’algoritmo. Durante il primo anno la macchina è stata addestrata al deep learning e al riposo, oltre che a realizzare ritratti unici dell’artista sdraiato sul letto a leggere, a dormire o semplicemente a godersi il tempo libero. Cosa succederà nei prossimi anni lo scopriremo, l’ombra della distopia è sempre dietro l’angolo. Non a caso nel recente documentario, Do you trust this computer?, firmato Chris Paine, come vento gelido Elon Musk pronuncia una sentenza, inesorabile: «L’intelligenza artificiale può creare un dittatore immortale e potrebbe portare alla distruzione del mondo così come lo conosciamo». E, se è Elon Musk a dirlo l’affermazione di certo non passa inosservata. A quel punto il lavoro sarà l’ultimo dei nostri problemi. 

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