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La carne dei Santissimi

I Santissimi conquistano la loro terra natale con una grande personale. A Cagliari, fino al 16 settembre negli spazi di Exmapolo contemporaneo che promuove ricerche innovative, sarà in mostra Santissimi, curata da Simona Campus. Il duo Sara Renzetti e Antonello Serra, di cui abbiamo già scritto, (per leggere l’articolo clicca qui), rappresenta una tra le realtà più interessanti della nuova generazione sarda, apprezzata nel panorama nazionale e internazionale. L’esposizione ricostruisce la ricerca degli artisti dal 2009, anno in cui inizia il loro lavoro insieme. «È fondamentale per noi che sia esposto tutto il nostro percorso – spiegano i Santissimi – perché riteniamo che la ricerca artistica sia essa stessa un’opera. La mostra è un viaggio che narra il nostro lavoro, in cui ogni opera è figlia di quella precedente». L’intento del duo è quello d’instaurare un dialogo diretto con lo spettatore, un colloquio privato senza formalismi, con un lessico essenziale costituito dalla rappresentazione del corpo. «Nel corpo abbiamo trovato il mezzo per comprendere l’altro – rivelano gli artisti – siamo convinti di poter essere completi solo grazie al rapporto con gli altri, e così, attraverso le opere, cerchiamo di costruire una relazione, una realtà complice e unitaria».

Fin dal primo lavoro i Santissimi eleggono il silicone come strumento ideale per la loro ricerca, il materiale viene plasmato magistralmente fino a fingersi carne, dando origine a piccole e grandi sculture caratterizzate dalla ricchezza e perfezione dei dettagli. I lavori sfiorano l’indagine scientifica e sono così schietti da generare nel pubblico una forte curiosità, quasi morbosa. Non è però l’iperrealismo fine a sé stesso ad interessare gli artisti sardi, né la volontà di creare sensazionalimi, ma la possibilità di abbracciare fedelmente la varietà e la complessità dell’essere umano, in una sintesi di pensiero e fisicità. I soggetti delle sculture sono uomini, donne e bambini, colti in bilico tra staticità e la promessa di un movimento. «Corpi immobili eppure mai definitivamente statici – scrive la curatrice – come fossero in transizione da una dimensione ad un’altra, sorpresi in un’azione non ancora conclusa». Il visitatore si trova immerso in un’esperienza perturbante, rapito dalle inquietudini umane, ma anche dalla misteriosa, straordinaria bellezza dell’esistenza. I Santissimi invitano l’osservatore a rivedere il modo di guardare a se stesso e agli altri, a riconoscersi nell’anomalia, a ricordarsi dell’umanità che lo accomuna agli altri.

Un percorso articolato quello presentato a Exma, che si snoda dai primi lavori fino alla più recente ricerca degli artisti. La mostra prende avvio con In Vivo, un uomo e una donna, rinchiusi nel plexiglass, che possono essere svelati solo attraverso l’intervento del visitatore. L’opera racconta un’incomunicabilità in cui le figure si sottraggono alla vista. «La presenza sottratta, il non visibile – spiega il duo – viene creato annullando il lavoro stesso, nascondendone la complessità estetica. Il tempo dedicato all’opera e la precisione nel comporla, per poi celarla, sono i ritmi necessari all’abbandono e alla conquista dell’essere». La mostra prosegue raccontando la perdita attraverso l’opera Horror Vacui e il ciclo Requiem che la circonda, grandi quadri ispirati alle foto che nell’Ottocento ritraevano le persone dopo la morte. Si giunge poi a un bivio, l’opera Epave da un lato e Omnis dall’altro. Il primo è un lavoro corale che racconta il naufragio dei corpi, la loro disgregazione. «L’opera è centrale per la nostra ricerca – raccontano i Santissimmi – qui riserviamo al corpo una dinamica tipica del pensiero: la scomposizione». In questi lavori il corpo si trasforma, si perdono le gerarchie interno-esterno, per raccontare il mondo interiore. L’altra opera, Omnis,  tratta un concetto caro agli artisti: la quotidianità, si tratta di una catalogazione scientifica in resina delle feci di 79 persone. Una raccolta organizzata, che non vuole scandalizzare, ma porre l’attenzione sulla sfera del privato che lega la collettività. Non potevano poi mancare I Migrats, autoritratti degli artisti, che sorvegliano l’ingresso a Mom, una massa informe, sospesa e strozzata, in cui i corpi lasciano spazio alla materia da plasmare. Quest’opere fa parte dell’ultima ricerca del duo. «Siamo giunti alla perdita totale dell’identità – spiegano gli autori – guardare l’opera diventa come guardarsi dentro, un interno viscerale».

La mostra non è solo un’esposizione di opere, ma è il racconto dell’evoluzione dei Santissimi, del loro pensiero, che culminerà con la realizzazione di una grande installazione sulla facciata di Exma. Gli artisti costruiranno un’opera site spicific, concepita per interpretare l’identità e la storia del luogo, instaurando un dialogo anticonvenzionale con la città. «Sarà una grande opera che si affaccia sulla strada, in una via centrale di Cagliari – raccontano i Santissimi – abbiamo sentito per la prima volta l’esigenza di lavorare all’esterno, un esigenza che parte dalla storia della struttura, un ex macello. Volevamo fare una chiamata alla città e collegare l’edificio ai cittadini».

 

 

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