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Risolto il caso della riforma Franceschini sui direttori stranieri dei musei italiani

Ecco la decisione finale del Consiglio di Stato riguardo Peter Assmann, lo storico dell’arte austriaco direttore del Palazzo Ducale di Mantova. Contro la nomina di Assmann, la soprintendente di Parma, Giovanna Paolozzi Strozzi, si era rivolta alla giustizia amministrativa. In prima istanza il Tar del Lazio le aveva dato ragione sulla basa del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri n174 del 1994 che vietava di attribuire ai cittadini dell’Unione Europea qualunque posto dirigenziale anche se di contenuto meramente gestionale. Però la norma dell’Unione Europea ”non consente di escludere un cittadino dell’Unione da una selezione pubblica, a meno che non si tratti di una posizione caratterizzata dall’esercizio esclusivo o prevalente di poteri autoritativi, come magistrati, militari, forze di polizia”.

È salvo lo spirito d’apertura dei musei della riforma Franceschini, anzi il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, in un intervista data poco tempo fa al Corriere della sera affermava che il ruolo di un direttore è di essere bravo e che il passaporto non debba aiutare o impedire di avere un posto. Eike Schmidt agli Uffizi, Cecilie Hollberg alla Galleria dell’accademia, Sylvain Bellenger per il museo del Capodimonte e Peter Assmann al Palazzo Ducale (per citerne solo pochi) potranno continuare il loro lavoro per bene.

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