Eventi

Villa Massimo, festa dell’estate

Un lungo viale alberato scaldato da tremule fiamme che accompagnano i cortili interni settecenteschi. L’aria fresca, la gente allegra, unita da un elemento comune: l’arte. Così si è presentata la Festa dell’estate dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo il 20 giugno, alla vigilia del periodo più spensierato dell’anno. I borsisti dell’Accademia Tedesca dell’anno accademico 2017/18 si sono mostrati al pubblico nei loro atelier, a conclusione di una residenza durata dieci mesi, con progetti che trasudano la presenza di Roma, talvolta esplicita talvolta più ermetica. Difficile farsi mancare l’ispirazione in luoghi come questo, dove il verde calma l’anima e le stanze di sapore romantico accompagnano lo spirito in tempi lontani e l’immaginazione in luoghi inesplorati. In contrasto con le radici storico-culturali della villa, la contaminazione e il tripudio di forme artistiche diverse domina la scena, intercalando arte visiva, architettura, concerti, letteratura e design.

Apre Jay Schwartz, con la sua installazione per gong autosonanti e improvvisazioni da contrabbasso, che produce suoni completamente organici, richiamo per l’artista alla primitività e all’urlo primordiale. Prosegue il compositore Gordon Kampe in The incredible nightcrawler, che proietta uno strumento tanto sinistro quanto abile di produrre melodie trasognanti in un immaginario cupo e ricco di rimandi popolari. E ancora sulla tastiera del pianoforte si esibisce Karola Obermüller, la musica dentro, il pubblico in cortile sotto la luna, con Pulstastung (Tastatura del polso). Mentre il cielo si bagnava di tinte calde, la lettura delle poesie Rom, ein Roaming (Roma, un roaming) di Uljana Wolf prima e Souvenir du Moscou di Iris Hanika dopo ha regalato al pubblico momenti di alta emozione. Per l’artista visivo Jörg Herold è una parola l’origine del suo progetto, Einkehren, che significa entrare, fare una sosta, ma anche spazzare: la casa di confine (di Esche) sembra accogliere lo spettatore in un suo interno, ma che invece non c’è e le soglie sono fittizie, una sorta di memento mori della fallimentare resa dinnanzi al divino. Christoph Keller invece porta dentro allo spazio espositivo un imponente ceppo di pino marittimo, sradicato, caduto a rovescio da un’isola di traffico di via Tiburtina, un contrasto che evoca la connessione tra la vita e la terra e l’opposizione tra migrazione e radicamento.

L’architetto Benedict Esche lavora sull’identità nel dare uno spazio d’osservazione a persone qualunque alternandolo a due monoliti neri che, oltre a ricordare Kubrick, materializzano il vuoto e l’assenza di stelle: Roma non è solo il Colosseo e i suoi monumenti, ma anche e soprattutto la gente che vi abita. Mentre Bettina Allamoda punta sull’imponenza fisica e sulla fluorescenza delle paillettes per analizzare come l’esperienza fisica, rivolta ad un fenomeno culturale che sia la moda, l’arte o l’architettura, venga deformata attraverso quella mediatica, Thomas Baldishwyler fa un’operazione inversa, di frammentazione dell’esperienza artistica attraverso il fumetto ed altri elementi della cultura folkloristica degli anni ‘90. Sale e Pepe di Simone Haug – borsista di villa Serpentara 2018 – è una collezione di tovaglie usate da persone e famiglie di Olevano Romano. Accanto, con If Glass Behaves Like Sand, Philip Gaiber – borsista di casa Baldi 2018 insieme a Obermüller – ha seguito il ciclo di vita dell’ape muraiola nelle dodici settimane nelle quali l’insetto nasce e prima di morire costruisce il nido per lasciare spazio alle nuove generazioni, usando una risorsa solo apparentemente illimitata, la sabbia. L’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo offre ogni anno questa doppia occasione, agli artisti di creare nei suoi onirici anfratti e a un pubblico eterogeneo di godere dell’arte contemporanea internazionale. 

Commenti