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Art Basel 2018

Grande fermento internazionale a Basilea durante Art Basel. L’evento di quattro giorni non accoglie solo i membri d’élite del mondo dell’arte, celebrando l’immaginazione, la creatività e il talento artistico, ma ospita anche collezionisti da tutto il mondo, fungendo da termometro per il mercato dell’arte. La fiera è iniziata il 14 giugno, quando le sale di Messe Basel in Svizzera hanno aperto ufficialmente le porte al pubblico per la 49esima edizione del progetto, che è culminata la sera del 17 giugno. Presenti 290 tra le gallerie più importanti di 35 paesi, che hanno presentato opere contemporanee e moderne di oltre 4000 artisti. Hanno partecipato importanti collezionisti privati provenienti da Europa, America, Asia, Africa e Medio Oriente, oltre a rappresentanti di oltre 400 musei e istituzioni. Art Basel 2018 ha registrato una presenza di quasi 95.000 persone, tra gli appassionati e collezionisti affermati, da oltre 100 paesi, con una presenza particolarmente solida da Europa e Asia, dimostrando ancora una volta di essere un punto d’incontro fondamentale per il mondo dell’arte internazionale.

Ad Art Basel l’arte esplode sia dentro che fuori: la fiera utilizza tradizionalmente lo spazio esterno di Messeplatz per realizzare un progetto pubblico, che quest’anno è stato commissionato a Creative Time. Basilea, in mostra fino alla fine della fiera, nasce dalla collaborazione degli artisti Lara Almarcegui e Isabel Lewis e dello studio di architettura guidato da Santiago Cirugeda Recetas Urbanas. Gli autori hanno riflettuto sul luogo, domandandosi in che modo Messeplatz possa fungere da spazio urbano, come luogo d’incontro e interazione. Così è nata una struttura temporanea a due piani che contiene uno spazio per i colloqui e un’area di sosta per i visitatori e chiunque altro abbia bisogno di una pausa. Basilea ha aperto a fine maggio e ha programmato, per ogni giorno della fiera, delle sessioni di tai chi a una “passeggiata lenta” attraverso la piazza, talvolta accompagnati da musica. 

All’interno di Messe Basel, invece, l’impostazione è ovviamente commerciale. I rivenditori di tutto il mondo hanno presentano migliaia di opere d’arte pronte per essere valutate dagli acquirenti, soprattutto nel settore principale: Galleries. Eva Presenhuber, con gallerie a Zurigo e New York, ha dichiarato di aver preservato per Art Basel le opere di maggior valore. «Il cliente di Basilea arriva per comprare arte, non solo per guardarla – ha spiegato la gallerista – e tutte le gallerie agiscono di conseguenza». Quest’anno Eva Presenhuber ha portato, tra le altre opere, una scultura in bronzo di Ugo Rondinone e un lightbox di Doug Aitken. La gallerista è anche co-produttrice di uno spettacolo di Douglas Gordon, assieme a Gagosian, nel settore Unlimited. Quest’anno ci sono state 10 nuove gallerie che si sono guadagnate un posto nel settore Galleries, tra cui Alexander Gray Associates, Mendes Wood DM e 47 Canal. «Questo è il tipo di ringiovanimento che porta sempre una nuova energia all’evento» ha dichiarato Marc Spiegler, direttore globale di Art Basel. Alexander Gray Associates, con sede a New York, si è concentrata su artisti afroamericani, tra cui Jack Whitten e Melvin Edwards. Lo stand presenta Yellow, Black and Red di Whitten (1979-80), realizzata in acrilico e corda su tela. Anche Bergamin & Gomide, di São Paulo, in Brasile, che aveva già esposto in precedenza nel settore Feature, è un nuovo arrivo in Galleries. «Siamo super orgogliosi e felici di essere stati lì» ha dichiarato Thiago Gomide, uno dei registi. Il focus della galleria è l’arte brasiliana dagli anni ’50 agli anni ’80, con particolare attenzione agli anni ’60. «E ‘stato un periodo in cui grandi artisti fiorirono in Brasile – spiega Gomide – un momento fantastico per il paese». Gli artisti nello stand di Bergamin & Gomide includono Lygia Clark, Sergio Camargo e Mira Schendel. Camargo (1930-90), che Gomide descrisse come probabilmente il più influente artista latinoamericano dell’epoca, è rappresentato da un’opera a blocchi in marmo di Carrara. «È stato come entrare in un piccolo universo brasiliano degli anni ’60 – ha aggiunto Gomide – se ne percepiva l’energia».

Il programma di fiere d’arte di tutto il mondo ha creato il proprio ecosistema, con grandi gallerie che le trattano come una vera e propria branca indipendente della loro attività. «Facciamo 21 fiere in tutto il mondo» ha detto il veterano Emmanuel Perrotin. Il suo stand ad Art Basel è un triplex, uno spazio con tre livelli che gli permette di variare la sua presentazione. Un livello caratterizzato da opere dell’artista newyorkese Daniel Arsham, un altro è dedicato a uno spettacolo co-prodotto, con Simon Lee Gallery, dell’artista Bernard Frize. Perrotin ha portato molte delle opere di Frize, tra cui il dipinto Okaki (2018).

Al di fuori delle sale espositive, la città di Basilea ha offerto diverse proposte in tutta la città. Quest’anno la presenza di eventi paralleli nella città svizzera è stata particolarmente forte: il Kunstmuseum di Basilea ha presentato due spettacoli d’importanti artisti afroamericani in mostra all’interno della fiera. The Music of Colour, presenta le opere dell’artista Sam Gilliam. L’altra mostra: Theaster Gates: Black Madonna, ha presentato le opere di Gates, alcune site spicific. Allo Schaulager invece si è svolta la retrospettiva dell’artista americano Bruce Nauman, che sarà esposto al MoMa in autunno. Il tono arguto e provocatorio delle opere di Nauman allo Schaulager, come il neon del 1985: Sex and Death by Murder and Suicide, sembra coincidere con l’idea di ciò che il direttore generale Spiegler definisce come opere “estremamente politiche”. Un esempio di ciò si trova nel settore Unlimited con l’installazione del 2010 dell’artista bulgaro Nedko Solakov: I Miss Socialism, Maybe …, un insieme di video, pittura, graffiti e sculture a forma di divano, con riferimento al periodo socialista. Sempre in Unlimited l’opera di Rirkrit Tiravanija: Untitled 2015 (bangkok boogie woogie, no 1), affronta le proteste politiche a Bangkok. «Nell’era di WikiLeaks, la crisi dei rifugiati e la Brexit – ha dichiarato Spiegler – gli artisti non hanno solo il potere di parlare di politica, ma si sentono in dovere di farlo».

 

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