Eventi

Sei artisti da Magazzino

Da Magazzino, galleria nascosta tra i palazzi del centro di Roma, l’arte concettuale è di casa. Inaugurata da poco, la mostra TBT, (To Be Titled, Turn Back Time) è una collettiva di sei artisti, una riflessione condivisa sull’arte, i suoi prodotti e la loro presenza nello spazio. I tre artisti rappresentati dalla galleria, Massimo Bartolini, Guillermo Galindo, Davide Schutter e i tre autori invitati, Nicola Martini, Matteo Nasini e Namsal Siedlecki, dialogano nelle tre sale di Magazzino, valorizzati da un allestimento studiato per completare il senso delle loro opere. TBT, (To Be Titled, Turn Back Time) si può leggere da almeno tre punti di vista. Lo spettatore, concentrandosi su una parete alla volta, entra in contatto con lo stile individuale di ciascun artista: a quasi ognuno di loro, infatti, è dedicato un doppio spazio, scelta che permette di acquisire rapidamente familiarità con l’autore e il suo linguaggio. In secondo luogo, si assiste al sottile scambio di sguardi tra le opere che dialogano, una di fronte all’altra. Nella seconda sala indicata dal percorso, per esempio, i ready made assemblati da Guillermo Galindo scrutano le sculture metafisiche di Nicola Martini, sfidandosi nelle forme primitive della sfera e della linea, interpretate in maniera del tutto differente. Allo stesso modo, il rimando tra forme simili si ripete da una stanza all’altra, coinvolgendo nel gioco la scultura non-funzionale di Matteo Nasini. Il dialogo prosegue anche nel confronto tra materiali: là dove l’attenzione si concentra sulla plastica e sul legno degli oggetti d’uso comune di Galindo, si trova anche la preziosità del bitume di Giudea e della resina plasmata da Martini.

Tuttavia, non si può cogliere il messaggio complessivo della mostra e del suo curatore Gabriele Gaspari senza considerarla nel suo insieme. Come suggerisce il titolo, tutta l’esposizione si basa sul concetto di sospensione e di indefinito associati all’atto creativo. Emblematico, in questo senso, Corrimano di Massimo Bartolini, opera che apre il percorso e costituisce il pezzo forte dell’intera selezione. Bartolini propone la sua interpretazione della luce, della materia e dello spazio, disegnando con l’oro una linea bidimensionale che delimita un confine astratto, al di là del quale lo spettatore può solo compiere uno sforzo di immedesimazione e di sospensione, appunto, dalla realtà. Prezioso anche il contributo dell’americano Namsal Siedlecki, che dà la sua lettura del tema attraverso gli object trouvé sottoposti a bagno galvanico. L’incontro traumatico tra il frutto (in questo caso la zucca) e il metallo cristallizza l’oggetto organico, sottraendolo al suo destino di decomposizione e conservandolo in bilico tra la vita e la morte. TBT, (To Be Titled, Turn Back Time) è anche l’astrattismo di David Schutter che fissa nei confini della tela una riflessione sulla percezione, sul gesto e sulla memoria, il cui risultato si concretizza in una superficie profondamente oscura. L’allestimento colloca le opere in uno spazio indefinito, ai limiti del reale. Non si trovano didascalie o targhe a interrompere il flusso continuo della parete bianca: anche questa scelta diventa occasione di stimolo per il visitatore che deve sforzarsi di orientarsi in luogo evanescente e astratto. L’effetto finale resta quanto mai suggestivo e guida il visitatore verso una vera e propria esperienza attiva, in cui partecipa al processo artistico volutamente proposto in tutta la sua vaghezza. 

Fino al 28 maggio, Magazzino, via dei Prefetti 17, Roma; info www.magazzinoartemoderna.com

photo Giorgio Benni 

Commenti