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Roma in un sorso

Giovedì 17 maggio apre i battenti a Roma una mostra dedicata alla storia del bere nella Capitale. Non la solita mostra retorica e scontata. Ma un progetto di grande suggestione culturale, che ripercorre la storia contemporanea di Roma attraverso il rapporto dei romani con due brand iconici del tessuto produttivo cittadino, Birra Peroni e Acqua Marcia, la birra e l’acqua dei romani. La mostra, dal titolo Acqua e Birra per Roma Capitale, è un’occasione per esplorare una cronaca romana d’altri tempi, che rivela i costumi, le abitudini e la struttura della città eterna sin dagli inizi del secolo scorso.

La location merita un capitolo a sé: i documenti, le testimonianze e gli oggetti di pregio saranno esposti nella Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma, nel complesso di Sant’Ivo alla Sapienza. Un autentico capolavoro firmato da Borromini, considerato una delle massime espressioni del Barocco romano. Dal 17 maggio al 15 giugno la mostra sarà aperta al pubblico. Ne abbiamo parlato con la curatrice, Daniela Brignone, curatrice dell’Archivio Storico e Museo Birra Peroni. 

Come nasce l’idea di questa mostra? «L’idea della mostra nasce da due occasioni: l’acquisizione da parte degli Archivi di Stato del grande archivio dell’Acqua Marcia di Roma, che sarà presto una ricca sorgente di informazione storica sulla città e l’attività di valorizzazione dell’Archivio Storico Birra Peroni, tutelato dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio e conservato con cura presso lo stabilimento romano. Il rapporto storico tra l’acqua di Roma e la nostra birra è parte della crescita urbana, economica e demografica della Capitale».

Con l’occasione si potrà accedere all’interno della Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato, nel complesso di Sant’Ivo alla Sapienza, un magnifico spazio progettato da Borromini e simbolo del Barocco Romano. Quanto Birra Peroni sente forte l’identità romana? «Birra Peroni è presente a Roma fin dal 1864. Siamo presenti in questa città e produciamo qui la nostra birra fin dagli albori dell’Unità d’Italia. Basta questo elemento storico per dimostrare il profondo legame tra la nostra Azienda e una città, Roma, nella quale Birra Peroni ha creduto fin dall’inizio della sua esperienza industriale. Questa mostra è l’occasione per ripercorrere le tracce del rapporto tra Birra Peroni e Roma, anche attraverso i luoghi che hanno segnato la crescita della nostra azienda: Via dei due Macelli, Colosseo, la cittadella di Porta Pia e Tor Sapienza sono solo alcuni dei luoghi della città che hanno visto da vicino l’attività birraria del nostro gruppo. Roma dunque è il passato, il presente e il futuro della nostra azienda. È qui che siamo cresciuti grazie al talento delle donne e degli uomini che lavorano in Birra Peroni, sul filo della tradizione e sempre sorretti da una vision di innovazione e sviluppo».

Museo Birra Peroni, Archivio storico Birra Peroni, eventi espositivi. Come ha origine questa sensibilità culturale dell’Azienda? «Negli oltre 170 di storia, abbiamo sempre voluto conservare memoria della crescita e dello sviluppo dell’Azienda. L’Archivio di Birra Peroni, vincolato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali tra il 1996 e il 2014, è un vero e proprio scrigno di tesori documentali ed è aperto al pubblico dalla fine degli anni Novanta. Oltre alla documentazione cartacea, la storia dell’Azienda è documentata da video, fotografie, oggetti, macchinati ed attrezzi legati al ciclo produttivo della birra, che sono conservati nel nostro Museo aziendale fin dal 2001, un luogo che non è solo una ”stanza della memoria” ma un vero e proprio asset capace di esprimere valore. Siamo una delle prime aziende italiane ad aver intuito l’importanza della conservazione e della valorizzazione del proprio patrimonio storico. Non a caso, siamo soci fondatori di Museimpresa, l’Associazione degli Archivi e dei Musei d’Impresa, voluta da Assolombarda e Confindustria e fondata nel 2001. È un modo per rendere omaggio al valore e al talento dei nostro predecessori, ai quali ispiriamo le nostre attività quotidiane». 

Il vostro brand è uno dei più identitari della Penisola per quanto riguarda il beverage. Come si mantiene vivo e forte un marchio storico, nonostante il tempo, i costumi e le generazioni cambino in continuazione? «È vero che cambiano tempi, costumi e generazioni. Ma è altrettanto vero che valori come qualità e passione per le cose fatte bene non passano mai di moda. Se il nostro marchio è stato finora capace di essere vivo e forte, così come lo sarà in futuro, è per la nostra continua attenzione per la formazione delle persone che in Birra Peroni lavorano, come gli agricoltori della nostra filiera, e per i continui investimenti nella qualità delle materie prime utilizzate, come l’orzo coltivato sui campi dell’Italia Centrale, il Mais Nostrano e il Malto 100% italiano prodotto nella Malteria Saplo di Pomezia. La qualità dei prodotti è il valore che vive attraverso i nostri brand e che ci permette di rimanere fedeli alla nostra tradizione da oltre 170 anni, apprezzata non solo in Italia ma in tutto il mondo. Basti pensare che Nastro Azzurro è la birra italiana più bevuta all’estero. Inoltre, la capacità del nostro gruppo di interpretare i cambiamenti dei consumi e della società si riflette anche nel lavoro di riscoperta e valorizzazione di brand profondamente legati a realtà territoriali del nostro Paese come Itala Pilsen in Veneto, Raffo a Taranto, Dormisch in Friuli. Tutti marchi che hanno conosciuto una riscoperta, rispondendo al sempre crescente bisogno di autenticità da parte dei consumatori, qualità e rispetto della tradizione».

Quali sono le sfide del futuro? «Continuare a essere la birra italiana più bevuta in Italia e a rappresentare un punto di riferimento del made in Italy per i nostri consumatori, in Italia e nel mondo. Vogliamo che il nostro rapporto con gli italiani divenga sempre più forte. Per farlo abbiamo lanciato un progetto ambizioso, ChiAma L’Italia. Un modo per raccontarsi e raccontare l’amore che ci lega al Paese, per ripercorrere il percorso finora fatto e tracciare la strada per gli sviluppi futuri. Birra Peroni è infatti parte della storia di questo Paese, ma vuol contribuire a scrivere pagine importanti del suo futuro».

La mostra racconta anche la storia industriale di Birra Peroni nella Capitale senza tralasciare alcuni riferimenti all’estetica sia di prodotto che commerciale. Quanto ha contato e quanto continua a contare il design nella comunicazione di Birra Peroni? «Senza dubbio anche il design del prodotto ha un peso, sia perché mostra quanto l’evoluzione dell’Azienda vada di pari passo con i cambiamenti di consumo, sia perché per noi rappresenta un mezzo per sottolineare la qualità del prodotto. Non è un caso che, di recente, brand di successo come Peroni Gran Riserva e Peroni Forte ma anche marchi dal forte radicamento territoriale come Raffo, hanno conosciuto un restyling sia del packaging sia delle etichette che ha riscosso grande successo tra i nostri consumatori. Inoltre, il valore dell’estetica e della bellezza intesa come talento e sensibilità tutta italiana è da sempre centrale nella storia di Nastro Azzurro. Nato nei primi anni ’60, nel pieno del fermento economico e culturale del boom italiano, il brand ne ha assorbito tutta la creatività e lo spirito».

Dalla mostra emerge un volto storico del brand ma anche il suo fascino contemporaneo e molto giovanile. C’è un periodo della storia di Birra Peroni a cui siete particolarmente legati e che avete più piacere di condividere? «Birra Peroni non avrebbe segnato la storia industriale di questo Paese per oltre 170 anni se non avesse avuto come obiettivo quello di migliorarsi giorno dopo giorno e di guardare costantemente al futuro. Paradossalmente quindi gli anni ai quali siamo maggiormente legati sono quelli che verranno. Ecco perché, ripercorrendo la nostra storia, vogliamo condividere con tutti la nostra voglia di proiettare Birra Peroni nel futuro industriale di questo Paese».

Dal 17 maggio al 15 giugno
Sala Alessandrina, Archivio di Stato di Roma – Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza
Corso Rinascimento 40, Roma

 

 

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