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Walking on the white side

L’istituto culturale coreano a Roma accoglie la mostra Walking on the white side, a cura di Vittoria Biasi, con gli artisti Fabrizio Corneli, Soon Yul Kang, L’orMa, Anna Onesti, Ji Yun Park, Adrian Tranquilli e Lee Jin Woo, tutti invitati a creare lavori ispirandosi alla carta coreana hanji. La lavorazione di questa carta ha origini antiche che risalgono a circa 1600 anni fa e si ricava dall’albero di gelso dak diffuso in tutta l’Asia dalla Cina, alla Corea, al Giappone, alla Thailandia. Con la lavorazione di questa carta, fin dall’inizio della sua realizzazione, si è sperimentata la monocromia anticipandone la sperimentazione in Occidente raggiungendo il massimo dell’intensità visiva nella luce che attraversa il foglio.

La cura nella creazione della carta hanji è pari alla cura nella scrittura che fin dai tempi antichi collegava la manifattura del foglio alla tradizione di arte e filosofia coreane. La delicatezza insita nel bianco della superficie dà agli artisti la possibilità di creare lavori intrisi di leggerezza, caratteristica tipica della cultura orientale, ricongiungendosi con un passato secolare attraverso una spiritualità sentita. E la spiritualità governa gli indirizzi creativi che permeano le opere in mostra. Immergendosi nella pratica meditativa l’artista Soon Yul Kang crea l’opera Deconstruction / Reconstruction 5 dove ripete innumerevoli volte la scrittura della parola 마음[maum] fino a realizzare una cerchio. 마음[maum] in coreano indica l’unicità della sensibilità che unisce mente e cuore, da cui la coincidenza fra forma – la parola- e processo – l’atto meditativo.

L’atto meditativo si realizza anche nelle innumerevoli piegature della carta hanji che fanno da supporto alla scrittura. E nell’opera Dream…1000 paper cranes l’artista si cimenta ancora con l’arte della piegatura che nella tradizione coreana vuol dire il piegarsi del pensiero su se stesso: costruisce e ripete con la carta la figura della gru che è di buon auspicio, collega cielo e terra.

Lee Jin Woo nutre i suoi Sans titre con la stratificazione di pigmenti, polvere di carbone e semi; tratta la carta come una base per la crescita di energie biologiche attraverso l’acqua. Utilizza la trasformazione naturale come un esercizio poetico nell’allusione a un paesaggio contemplativo. L’estetica converge con la spontaneità con cui si presentano i fenomeni naturali. E ancora vi è una attenzione al fare che si esprime con la preparazione del processo. E Anna Onesti da molti anni è attratta dalla tintura e dall’uso di carte orientali che tratta con la stessa accuratezza nel processo. Disegna fiori e semi su aquiloni realizzati con la carta hanji. Ciò che la accomuna alla cultura coreana, oltre la cultura del fiore e l’uso del materiale, sono la delicatezza e la leggerezza nel fare e nel concetto.

I popoli orientali hanno come caratteristica la gentilezza e ciò si sposa perfettamente con le sue opere. Le opere Incense Series di Ji Yun Park sono realizzate attraverso bruciature create con bastoncini d’incenso sulla carta che viene poi sovrapposta ad altra carta. Innumerevoli fori per l’occhio umano identici vanno a formare alberi e paesaggi in una composizione armonica. «Il concetto di armonia – dice la curatrice Vittoria Biasi – risiede nel rapporto vuoto/pieno, Yin e Yang, particolare/totale, i vuoti del velo superiore convivono sullo stesso piano della tela sottostante: le due parti si possono considerare come un canto armonico in cui una sola persona modula più voci contemporaneamente».

L’orMa, pseudonimo di Lorenzo Mariani, si ispira a un sentire romantico che si genera dalla conservazione di fiori e foglie: riproduce il percorso della loro essiccazione tra le pagine di un libro per mantenere vivo il ricordo delle parole scritte. Così L’orMa conserva le foglie di gelso finché non sono diventate quasi trasparenti, foglioline in cui si vedono venature e striature, e queste foglioline vanno a comporre un albero di gelsi come se esso avesse un’anima, in un lavoro, One true tree, che nella sua costituzione consegna un significato insito nel rapporto tra le parti e il tutto liberando l’estetica e la poetica.

Adrian Tranquilli crea un mappamondo moltiplicando la maschera di Guy Fawkes, V, personaggio del seicento inglese protagonista di V per Vendetta romanzo grafico scritto da Alan Moore e illustrato da David Lloyd e protagonista del film del 2005 V per Vendetta diretto da James McTeigue. V è un personaggio che rappresenta la lotta contro un potere oppressivo ed è stato utilizzato storicamente per propugnare ideali libertari. Quest’opera non è realizzata con la carta hanji, ma che cosa la lega alla cultura coreana? L’utilizzo del simbolo: Tranquilli utilizza la maschera per comunicare un concetto, la scrittura coreana è composta da simboli utilizzati per comunicare. Altro artista presente in mostra che non usa la carta hanji è Fabrizio Corneli: elemento costitutivo dell’arte di Corneli è la luce, e la luce attraversa la carta di gelso, ne è una caratteristica determinante, così l’artista crea un contatto con la tradizione coreana. Realizza dei pop up che illuminati dal basso creano ombre di personaggi mitologici: una serie di mostri e poi Persefone. Il mito racconta che Persefone viveva nell’Ade e poteva tornare sulla terra in primavera quindi rappresenta ombra e luce, inferi e terra, richiamando intrinsecamente la costruzione del lavoro di Corneli intriso di luce e ombra.

Fino al 30 maggio; Istituto culturale coreano, via Nomentana 12, Roma; info: http://italia.korean-culture.org

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