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Oblivion song

A metà strada tra la serie a fumetti The walking dead, creata da Robert Kirkman e pubblicata dalla Image Comics a partire da ottobre 2003 – e Orfani, serie a fumetti tutta italiana, creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari (pubblicata dal 2013 da Sergio Bonelli editore) si colloca Oblivion song, serie di fantascienza del già citato Kirkman, tra gli autori di fumetti più noti al mondo e Lorenzo De Felici («la sua immaginazione non conosce confini», dice il primo di lui). Colori dell’ottima Annalisa Leoni.

In contemporanea con gli Stati Uniti, approda in Italia – edita da Saldapress, collana Skybound – una serie attesa dai fan del genere, con il primo volume – che raccoglie gli albi dall’uno al sei della serie Oblivion song – disponibile nella versione tradizionale (brossurato, 144 pagine, 14.90 euro), hard cover (cartonato, 160 pagine, 19.90 euro) e variant cover (160 pagine, 29.90 euro), l’edizione cartonata variant in tiratura limitata a 500 copie numerate, custodita dentro un astuccio contenete anche le sei stampe che riproducono le altrettante copertine degli episodi presenti nel volume. Entrambi i cartonati contano sedici pagine in più poiché raccolgono anche sfiziosi sketchbook.

Molta carne al fuoco, dunque. Ma ciò che colpisce, in particolare, è la stretta collaborazione tra Kirkman (che, come già accennato, è una vera e propria star nel panorama dello story-telling internazionale) e due artisti di casa nostra assai validi: De Felici – dopo l’esordio in Bonelli ha lavorato, sempre come colorista, per Walt Disney America, disegnando per il mercato francese. Oblivion song è la prima serie statunitense a cui lavora come disegnatore e della quale è co-creatore – e Leoni, che dal 2008 lavora in differenti studi d’animazione e videogames in qualità di character designer, storyboard ed environment artist. Storia ben strutturata, in grado di coinvolgere il lettore appassionato di universi fantascientifici (un po’ meno quello distante dal genere), Oblivion song è un racconto che parte da lontano: dieci anni fa, all’improvviso, 300 mila abitanti di Philadelphia sono svaniti in modo misterioso, trasportati in una dimensione che gli scienziati hanno ribattezzato col nome di Oblivion. Dopo vani tentativi di recuperare i dispersi, il governo getta la spugna, sospendendo qualsiasi ricerca. Ma c’è un uomo che non si arrende, Nathan Cole – giusto mix tra Robert Neville (Io sono leggenda) ed Eli di Codice genesi, il personaggio a tratti ricorda il Brad Barron di Tito Faraci – che quotidianamente mette a repentaglio la sua vita per cercare di ricondurre a casa chi ancora vive in quell’inferno.

Descritta da Kirkman come una serie dove «mistero e intrigo non mancano», Oblivion song nasce, almeno nelle intenzioni dell’autore statunitense, una decina di anni fa. «Da allora quella scintilla è cresciuta, si è evoluta ed è cambiata, man mano che aggiungevo nuovi elementi e osservavo il progetto da nuove prospettive». Come già detto, il richiamo a The walking dead è forte – nel 2010 Kirkman ha collaborato alla realizzazione della serie tv, in qualità di produttore esecutivo e di sceneggiatore di alcuni episodi –, ma un’avventura come Oblivion song merita di essere letta ben oltre il volume uno.

Info: www.saldapress.com

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