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Falsi Dadamaino, smascherati gli attori di una truffa che coinvolgeva anche l’archivio dell’artista

C’era qualcosa che non tornava nell’improvvisa invasione sul mercato di opere della pittrice milanese Edoarda Emilia Maino, in arte Dadamaino, esposte e venduti nelle gallerie di tutto il mondo, da Parigi, a Londra e New York. I collezionisti erano arrivati a pagare una tela dell’artista esplosa nel periodo dell’avanguardia milanese accanto a Castellani, Fontana e Manzoni, tra i 20 mila ai 60 mila euro. Fino a che nel 2014 un esperto d’arte aveva deciso di denunciare questo misterioso apparire sul mercato di un numero spropositato di “Volumi” dell’artista, tele monocromatiche bianche o nere perforate da buchi ellittici, realizzati da Dadamaino tra il 1958 e il 1960. A insospettire era non soltanto il numero di opere che giravano ma anche il breve arco temporale in cui erano state realizzate. Così era partita un’indagine che solo adesso ha smascherato un giro di truffe da circa 20 milioni di euro. Sono 90 le opere false sequestrate durante 31 perquisizioni nel Nord Italia e dodici le persone finiti sul registro degli indagati. In particolare, tra loro spiccano i tre componenti dell’archivio dell’artista, incluso l’allora direttore artistico, un critico d’arte a livello internazionale, che fornivano la determinante certificazione d’autenticità delle opere false. Sono 462 quelle archiviate e poi immesse sul mercato dai, titolari di una galleria d’arte della provincia di Milano. Ma le indagini continuano e la vicenda potrebbe ancora avere ulteriori risvolti inaspettati.

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