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Lovecraft

Dal cinema (la filmografia che onora i suoi scritti è sconfinata) alla musica – in particolare, il genere metal ha tratto ispirazione dai suoi lavori, grazie a band come Black Sabbath, Metallica e Rage –, Howard Phillips Lovecraft rivive oggi (anche) nei fumetti, alcuni dei quali hanno adattato i racconti dello scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense – considerato, alla stregua di Edgar Allan Poe, tra i maggiori esponenti della letteratura horror mondiale – scomparso a Providence (Rhode Island, Usa) il 15 marzo 1937 all’età di 47 anni.

A distanza di 80 anni dalla sua scomparsa, Magic press edizioni pubblica due graphic novel (distinte tra loro, anche in termini temporali di uscita) per omaggiare l’autore gotico che non raccolse mai, nel corso della sua esistenza, un rilevante riconoscimento. Si tratta di Gli incubi di Lovecraft, il richiamo di Cthulhu e altri racconti dell’orrore (256 pagine, 20 euro) realizzato da Horacio Lalia, disegnatore e sceneggiatore argentino classe 1941 e attivo nel campo del fumetto da oltre trent’anni, e I miti di Cthulhu (80 pagine, 14 euro) di Esteban Maroto, disegnatore e sceneggiatore spagnolo, classe 1942, che – tra le altre cose – dagli anni Novanta fa parte dello staff di ”Brendon” della Sergio Bonelli editore. Entrambi i volumi, brossurati e in bianco e nero, si focalizzano sulla creatura immaginaria Cthulhu, l’essere semidivino di enorme forza e fattezze che risiede nella perduta città sommersa di R’lyeh, nelle vicinanze di Ponape (oggi Pohnpei, in Micronesia), avvolto in un sonno simile alla morte, aspettando che una congiunzione astrale favorevole ne agevoli il risveglio.

Nata dalla fantasia di H.P. Lovecraft (un autore al quale la Magic press, in passato, ha dedicato altri romanzi a fumetti: Lovecraft antologia, Le montagne della follia, Il caso di Charles Dexter Ward, Il re in giallo, La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, L’ombra venuta dal tempo), questa figura segna, di fatto, la nascita di una mitologia inquietante. Una storia celebre, Il richiamo di Cthulhu, che viene presentata nel primo volume, ad accompagnare altri racconti «ugualmente spaventosi e morbosi», recita la scheda.

In particolare, il primo libro raccoglie ben 18 storie di Lovecraft, che conducono il lettore in un universo affascinante, tanto oscuro quanto inquietante, di colui che Stephen King (il papà di romanzi del calibro di Cujo, Christine, la macchina infernale, La metà oscura, Misery, Il miglio verde dunque, non uno scrittore qualsiasi), ha definito «il più grande artefice del racconto dell’orrore classico del ventesimo secolo». Gli incubi di Lovecraft si può leggere in comodità, considerando che i racconti sono distribuiti lungo 250 pagine e le pause, a maggior ragione, sono ammesse.

Eloquente la postfazione dello scrittore Daniele Brolli: «Si può affermare che nel convertire a fumetti alcuni racconti di H.P. Lovecraft, Horacio Lalia abbia seguito un percorso di gusto personale. La sua scelta non è ricaduta solo sui racconti più noti». Il risultato è un’immersione, totalizzante, nella letteratura horror alla quale ha dato linfa un autore scomparso troppo giovane, a causa di un tumore all’intestino, in totale povertà e solitudine. Privo, all’epoca, di una vera e propria fama letteraria, pubblicò le sue storie di fantascienza e orrore (tanto amate anche dai maestri del brivido di casa nostra: Lamberto Bava, Lucio Fulci e Dario Argento, solo per citarne alcuni) su riviste specializzate, raccolte in volume esclusivamente dopo la sua dipartita.

Un creatore del fantastico che ritroviamo anche nel secondo graphic novel, I miti di Cthulhu di Esteban Maroto. Lo stesso autore ricorda che «leggere Lovecraft e riflettere sulle sue storie provoca strane sensazioni di claustrofobia e terrore. Senza dubbio la paura dell’ignoto è intrinseca alla razza umana». Speculare, in qualche modo, al graphic novel che abbiamo già presentato – ma meno corposo –, questo romanzo a fumetti (che contiene i racconti La città senza nome, La ricorrenza e Il richiamo di Cthulhu), seppur dai toni macabri e dagli echi minacciosi – una sorta di marchio di fabbrica – strizza l’occhio al genere fantasy, di cui Maroto – che nel 1967 esordì nel fumetto con la serie Cinco por infinito – è tra i grandi maestri. Nel suo prologo, l’autore madrileno scrive: «Lovecraft si sentiva straniero in patria e alieno al mondo; disse che gli umani sono un puntino piccolo e insignificante nel cosmo, il risultato di un’entità che sembra pervadere qualsiasi cosa tranne che gli esseri umani». Buona lettura.

Info: www.magicpressedizioni.it

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