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Rebirth, un nuovo inizio

L’aspettativa di un avvento, l’imminenza di un accadimento, l’intuizione di un movimento, questo si prova alla presenza delle opere dei Santissimi, entrando nella nuova sede di White Noise Gallery, non lontana da Campo de’Fiori, nel cuore di Roma. La galleria, da quattro anni ben radicata nel panorama contemporaneo romano, lascia la sua casa nativa a San Lorenzo e battezza un nuovo corso il 24 marzo, con la mostra Rebirth. Un nuovo inizio che la vedrà concentrata su una programmazione più coraggiosa e sperimentale, con esposizioni di matrice soprattutto installativa. Ad aprire i battenti del nuovo domicilio sono i Santissimi, un duo sardo, che con le sue opere rovescia il concetto di pudore, di morbosità, di corpo per come lo concepiamo.

I lavori dei due artisti possono sconvolgere. Abbattuto però il muro della prima impressione, le sculture iniziano con facilità a interloquire con lo spettatore, che viene rapito e trascinato nel loro mondo, un modo schietto, crudamente sincero, a cui non è facile abituarsi. Da parte degli artisti non c’è tuttavia la volontà di creare inquietudine, di sconvolgere, di essere sensazionalisti. Al contrario, il loro intento è quello di instaurare un dialogo il più diretto possibile con lo spettatore, un colloquio privato, senza formalismi, che utilizzi un lessico essenziale. Il mezzo che gli artisti hanno scelto per questa comunicazione è il corpo. Fin dal loro primissimo lavoro i Santissimi si sono concentrati sulla realizzazione, nei minimi dettagli, di corpi umani modellati nel silicone. «Crediamo che il corpo sia in grado di dare delle risposte immediate al pubblico – spiegano gli artisti – corpo in cui ci si riconosce, ci si specchia». Le opere però non rappresentano figure perfette, bellezze canoniche, bensì corpi deformati, incompleti, difettosi. Sono proprio questi gli aspetti che al primo impatto intimoriscono. «Il disagio che molti hanno ammesso di provare, al cospetto delle opere dei Santissimi – racconta la gallerista Eleonora Aloise – è dovuto al fatto che queste dimostrano una capacità di sintesi molto forte, cruda, priva di infiorettature». Un contatto puro con il pubblico, proprio per questo efficace. È un lavoro che sfiora l’indagine scientifica, svincola la comunicazione da sovrastrutture. L’essere così dirette delle opere genera una forte curiosità nel pubblico. Come spiegano i galleristi «quando rinunci alla menzogna, rinunci ad abbellire la verità, sicuramente colpisci».

Un nugolo di mosche, opera degli artisti, accoglie i visitatori dal soffitto all’ingresso della galleria. Non vanno scacciate, vanno seguite, conducono infatti alla scoperta dell’evento principe, alla ”natività” di Mom. L’opera, alla sua prima esposizione, è l’ultima evoluzione della ricerca dei Santissimi che si svincola dalla rappresentazione del corpo. Mom è la protagonista della grande installazione site specific pensata per White Noise; è un’opera in cui la figura umana torna all’origine, facendosi forma informe, sola epidermide, materia da plasmare. Carne che si arrende al proprio peso, perdendo ogni fisionomia ed entrando in un mondo d’infinite possibilità. «Abbiamo lasciato la scelta al caso – spiegano i Santissimi – nell’opera c’è comunque il riferimento all’uomo, ed è proprio questo che lega l’opera a noi, condividiamo con Mom la pelle».

L’opera imponente fuoriesce con violenza dal soffitto, facendo tremare la galleria. Le pareti sono scosse, volano mosche, il soffitto cede, è un terremoto? In un certo senso lo è. Nel nuovo spazio espositivo crollano gli stereotipi, vengono demolite le sovrastrutture, si avvia una nuova ricerca in costante tensione tra staticità e movimento, tra potenzialità e azione. I maggiori interpreti di questo dualismo sono i Migranti, autoritratti degli artisti, che sorvegliano Mom appollaiati su altalene, volatili dalle sembianze umane, con occhi serrati su volti immersi in una calma irreale, dotati di un’imperturbabilità dal sapore classico. Guardiani del mutamento, i Migranti, osservano il nascituro, che a sua volta è madre, un bozzolo di carne appena caduto dal cielo ma già pronto a dare vita a una nuova sperimentazione artistica, a un cambiamento, tal volta travagliato ma necessario.

Cambiamento che condivide con White Noise Gallery. «Si cambia, si evolve, a volte in maniera non consapevole», spiega Aloise. È questo il punto di congiunzione tra la ricerca artistica dei Santissimi e la transizione che White Noise ha affrontato. Transizione che ha portato la galleria ad abbandonare il dualismo che negli ultimi 4 anni l’ha caratterizzata, una duplice spinta: quella sperimentale della project room e quella più tradizionale del resto dello spazio. White Noise Gallery con coraggio ha scelto di dedicarsi in toto alla sperimentazione. Una scelta ambiziosa, ma i galleristi, consapevoli di essersi spostati in un distretto in cui si devono confrontare con realtà molto forti, non voglino entrarci in punta di piedi. «Abbiamo rielaborato il concept delle nostre mostre, abbiano meno timore, più ambizione, mostreremo un carattere più installativo, più sperimentale, forte e inedito».

Fino al 21 aprile, info al: www.whitenoisegallery.it 

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