Personaggi

Guilt

Le lettere cubitali dorate di Monica Bonivicini invadono fino al 15 aprile la cappella della galleria König di Berlino. Guilt è il titolo della seconda mostra dell’artista, ospitata dalla galleria berlinese. 20X300x250cm sono le dimensioni di 62 tones of guilt: installazione in legno laccata d’oro che riproduce un ciondolo gigante, una collana molto kitsch che pende dal soffitto, sulla quale si legge, appunto, Guilt.

Per la quindicesima biennale di Istanbul al Küçük Mustafa Paşa Hammami, lo scorso autunno, Bonvicini ha presentato un’altra installazione appartenente alla serie. Nella sezione maschile dell’Hammam, la scritta Guilt luccicava accanto alla riproduzione in pelle nera della Kaʿba, il luogo più sacro all’islam. Anche la galleria König, come l’Hammam, ha un passato religioso: acquista dal gallerista Johann König solo nel 2011, il luogo nasce come chiesa cattolica, in stile brutalista: St. Agnes Kirche. Progettata a metà anni Sessanta da Werner Düttmann per rispondere ai bisogni del quartiere nascente, venne sconsacrata a inizio 2000, affittata alla chiesa evangelica e infine tramutata in spazio espositivo.

La versione d’argento e in dimensioni reali della collana-installazione è appesa poco più in la, dietro una teca di vetro. Diverse riproduzioni dell’opera sono acquistabili con o senza confezione, per 10.000 o 5.000 Euro. Per i fan più sfegatati, è possibile acquistare come souvenir un cappello da Baseball con la scritta Guilt in blu, nero e dorato per 50 euro. D’altronde anche Donald Trump promosse cappelli da baseball in piena campagna elettorale. Religione, capitalismo, politica, società, gender, sono temi ricorrenti nell’opera dell’artista, esplorati sempre in riferimento allo spazio architettonico e sfruttando l’ambiguità del linguaggio.

Uscendo dalla sala si rischia di passare davanti all’ultima opera presente in mostra e non vederla. The Beauty You Offer Under the Electric Light, già esposta alla Berlinische Galerie nel 2016, si nasconde tra le mura di cemento della galleria: un’interruttore della luce in bronzo laccato di bianco, sul quale invece che la scritta ON, si legge NO.

Nata in Italia, a Venezia, ma ormai berlinese dal 1986, Monica Bonvicini frequenta l’Hochschule der Künste, per poi trasferirsi a Valencia, in California, dove frequenta il Californian Institut of the Arts. Dal 2003 insegna arti performative e scultura all’ Academy of Fine Arts di Vienna e dal 2013 scultura all’Akademie der Künste a Berlino. Vincitrice di diversi premi, tra cui il leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 1999, il Preis der National Galerie für junge Kunst di Berlino, ha partecipato a diverse biennali: Berlin, la triennale di Parigi, Isanbul, New Orleans e Parigi. Alcune delle sue sculture sono esposte in modo permanente al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra, all’Opera Haus di Oslo e al museo di arte moderna di Istanbul.

Fino al 15 aprile; König galerie, Berlino; info: www.koeniggalerie.com

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