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Di parole faccio arte

Di parole faccio arte è il titolo di un progetto itinerante che coinvolge tre artisti e altrettante città. Giorgio Milani, Sabrina D’Alessandro e Opiemme: gli autori; Milano, Torino, Roma: le città. A tenere i fili del progetto: Whitelight art gallery e la piattaforma di spazi e servizi dedicati allo smart working Copernico. Ognuno dei tre artisti, secondo programma, presenta una personale in ognuna delle tre città. A unire i tre protagonisti è la parola: loro principale medium artistico. La stessa iperbole che forma il titolo del progetto itinerante si riferisce alla scelta del tema, la riscoperta delle parole come fulcri fondamentali non solo nel sistema logogeno ma anche di quello visivo, simbolico, retorico, evocativo.

Giorgio Milani, al momento in mostra a Milano, crea degli ibridi sinestetici, parole – oggetto anche da toccare che favoriscono una maggiore sensorialità dello spettatore; Sabrina D’Alessandro, al momento a Torino, propone un recupero di parole in disuso e antiche per arricchire e reinventare la realtà fenomenica, oltre che implementare quella artistica. Opiemme è invece in mostra a Roma, all’interno del distinto spazio di Whitelight con le sue poetiche-visive che qui trovano creano un’elegante e naturale mise-en-scène. Il lavoro si compone di frasi, termini e lettere che derivano da una personale cultura espressiva che si articola attraverso la poesia e una innata ironia che gli permette di giocare con il doppio senso delle parole, con la fusione dell’immagine trattata con i termini utilizzati. Tutto ciò fa delle opere di Opiemme dei lavori doppiamente significativi, ironici, che arrivano bene ai canali cognitivi dello spettatore e lo fanno riflettere. Molto spesso il canale principale dell’artista, al fine di rendere ancora più presenti e interattivi i suoi lavori, è l’ambiente urbano sul quale le frasi appaiono come delle anonime firme, talvolta irriverenti, che appaiono anche solo mentre si cammina.

La selezione fatta in questa occasione sceglie opere vicine al cuore del progetto, in cui sottolineare la libertà dei confini e la strettezza delle maglie che unisce tutto il paese, tenuto insieme metaforicamente da diverse forme di arte ma da un’unica lingua. L’opera Welcome del 2016, dipinta su carta nautica, interpreta il sarcasmo poetico di una visione negativa per antonomasia, poiché vede una farfalla fatta di lettere che parte dalle coste africane dirigersi verso la costa siciliana dove ”non c’è futuro”. Altre opere richiamano la storia della creazione del nostro paese, con l’ausilio di giornali dell’epoca, in cui le parole invece formano un vortice nero che inghiotte, aggrega e pone l’attenzione dell’occhio di chi osserva; o ancora Humankind today has a border, emblema della chiusura di spazi e confini ma anche di intenti e sentimenti, al quale l’artista cerca di opporsi utilizzando le sue parole su una Europa sempre più al centro di temi quotidiani.

L’esposizione singola è un elegante e stuzzicante punto di partenza per la grandezza del progetto nel suo insieme che vedrà il completamento nel corso dell’anno e sul quale consigliamo di tenere un occhio vigile.

Fino al 23 aprile; Whitelight Art Gallery, via San Basilio 48; info: www.whitelightart.it

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