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From My Point of View

Metronom, organizzazione fondata a Modena da Marcella Manni, dal 2008 indaga e promuove la ricerca sulla cultura visiva contemporanea con uno sguardo particolare alla fotografia. Nel corso di questo decennio, largo spazio è stato dato a giovani artisti ospitando mostre personali o collettive di lavori inediti per il panorama italiano. All’attività espositiva Metronom ha inoltre sempre cercato di affiancare una fitta rete di eventi e di open call per residenze d’artista, con il progetto LIVEstudio, allo scopo di far crescere e conoscere il lavoro degli artisti non solo a livello locale, ma anche internazionale; la diffusione del sapere, l’approfondimenti teorico e l’avvicinamento del pubblico ai linguaggi contemporanei si può osservare anche nell’offerta di corsi e workshop presentata e portata a termine negli anni scorsi dall’area generazionecritica.it, segno di una visione aperta a 360° su ciò che ruota attorno al sistema dell’arte e può (e deve) sostenerlo e farlo crescere. L’impegno nella promozione dell’arte contemporanea proseguirà anche nel 2018 con un nuovo progetto editoriale che si andrà ad affiancare all’attività espositiva, da febbraio ospitata in una nuovissima sede, Palazzo Montecuccoli degli Erri, uno storico edificio nel cuore di Modena che, attraverso le sue pietre e i suoi affreschi, sa raccontare l’evoluzione del gusto artistico emiliano a partire dal Settecento e, grazie a Metronom, fino ai giorni nostri.

La mostra scelta per inaugurare questa nuova stagione dell’organizzazione è la collettiva From My Point of View degli artisti Olaf Breuning, Kenta Cobayashi, Mark Dorf e Thomas Kuijpers; i quattro giovani creativi sono stati chiamati a riflettere e ad esplorare le possibilità che un artista contemporaneo ha di interpretare il proprio “ruolo”. Ciò che è emerso da questo “gioco degli specchi” è un canto corale nel quale, attraverso diversi media (come scultura, pittura, musica e fotografia) si critica, con non poca irriverenza, lo stato attuale dell’arte e della sua comunicazione. L’ironico Olaf Breuning, ad esempio, al grido Monkey Can Do It alludendo a quell’arte che tutti presumono di poter fare, si domanda quali siano le competenze richieste all’artista oggi, quali gli strumenti in suo possesso per dialogare con spettatori e pubblico e i suoi punti di riferimento. Thomas Kuijpers, attraverso finzione, manipolazione e ricontestualizzazione, sceglie la strada impervia di definizione e messa in discussione della ‘verità’. Nella serie One Year costruisce la personalità artistica di Donald Trump pensando a quale sarebbe stato il risultato se l’imprenditore, invece di diventare presidente degli Stati Uniti, fosse stato un artista. «Alcune voci sono più forti di altre, ma non c’è ragione di pensare che una sia più vera di un’altra», dice.

Realtà e finzione si mischiano, quindi, talvolta fino a far perdere i loro confini e le loro tracce perché la definizione di arte, e di una nuova estetica, secondo Mark Dorf, passa anche attraverso i processi di ibridazione e messa in discussione delle categorie ritenute generalmente “in opposizione”. Con la serie Transposition, Dorf tenta di mettere in luce le reciproche influenze, connessioni e potenzialità, piuttosto che le opposizioni di queste categorie. Ultimo, ma non ultimo, il giapponese Kenta Cobayashi che si lascia trasportare da un flusso tecnologico che appare tendere alla dissolvenza, ma in realtà frutto di una personale ricerca estetica volta a mettere in atto una sintesi tra fisico e digitale in grado di dare origine a distorsioni pixelate o zone di ‘errore’ create ad arte appunto, a mimare la velocità della trasmissione di dati attraverso la rete, come una processualità che diventa forma.

Dal 27 febbraio al 22 aprile 2018, info: www.metronom.it

 

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