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Le prime scultrici a Berlino

Anche se molte di loro sfiorano l’essere dimenticate, alcune scultrici berlinesi, nate tra il 1870 e il 1920 e formatesi sotto la Repubblica di Weimar, hanno fatto sentire la loro voce nella società contemporanea, finendo per l’essere prese sul serio. Con circa 100 lavori di Käthe Kollwitz, Sophie Wolff, Milly Steger, Marg Moll, Tina Haim- Wentscher, Renée Sintenis, Christa Winsloe, Emy Roeder, Jenny Wiegmann-Mucchi e Louise Stomps, il Georg Kolbe Museum di Berlino racconta, dal 18 Febbraio al 17 Giugno 2018, la storia delle prime scultrici tedesche ad essere riconosciute ufficialmente in quanto artiste dalla società contemporanea. Diventare una scultrice al tempo significava dover superare una serie di restrizioni culturali che facevano si che le donne si limitassero ad essere creative nel tempo libero. Il rispetto dei ruoli tradizionali era d’intralcio alla carriera artistica. Solamente nel 1919 fu permesso infatti alle donne di accedere all’accademia di belle arti statale. Fino ad allora le uniche cose accessibili rimanevano costose e private scuole d’arte oppure l’accademia di arti applicate. Restrizioni morali impedivano loro di lavorare con modelli nudi in carne ed ossa, inoltre era estremamente complicato per le artiste rimediare materiale da poter scolpire e atelier giusti per poter produrre. In questo clima sociale lavorarono le artiste a cui il museo ha dedicato una retrospettiva. Da sempre interessata all’arte, Käthe Kollwitz frequenta una scuola di disegno e pittura a Berlino alla Berliner Künstlerinnensverein. In città partecipa con alcune grafiche a importanti collettive e finalmente, nel 1904, prende le sue prime di lezioni di discipline plastiche, a Parigi. Nel 1899 sarà una delle prime donne a prendere parte alla secessione berlinese. Tra i temi centrali, già dall’inizio, quelli di tipo sociale, ad esempio i postumi della prima guerra mondiale, vissuti in prima persona. Nel 1928 diviene sovrintendente dell’atelier di grafica dell’Accademia di belle arti di Berlino. Finché, con l’avvento dei nazionalsocialisti venne allontanata dalla sfera pubblica. Le venne impedito di continuare a pubblicare la sua opera grafica e di esporre. Parigi segna invece la carriera di Sophie Wolff. Grande amica di Käthe Kollwitz e immersa nella vita artistica parigina, ha l’opportunità di visitare, insieme all’amica, Auguste Rodin nel suo studio. Nel 1905 e 1906 espone le sue pitture al Salon des Indépendants e poco dopo a Berlino una delle sue primissime sculture. Forme ancora legate alla realtà, che di li a poco verranno estremamente semplificate. Poco prima dello scoppiare della prima guerra mondiale torna a Berlino ed espone regolarmente le sue forme plastiche.

Milly Steger è una delle prime donne ad ottenere, nel mondo dell’arte, gli stessi riconoscimenti degli uomini. Le sue sculture comparivano nelle grandi classifiche di opere d’arte famose e importanti, nelle quali è presentata come una delle rappresentanti più significative della scultura tedesca del Ventesimo secolo. Da sempre impegnata tra disegno e plastica decorativa e chiaramente di talento, prese parte alle lezioni private di scultura di Karl Jannsen, allora professore all’accademia di Düsseldorf. Quando nel 1911 si trasferisce ad Hagen, viene nominata scultrice ufficiale della città, ruolo insolito per una donna, se consideriamo i cliché del tempo. Tornata a Berlino si impegna naturalmente per i diritti delle donne, combattendo in particolare per l’ammissione in accademia. Per via del loro carattere spesso erotico-satirico, con l’avvento del nazionalsocialismo, molte delle sue sculture vennero categorizzate come “perverse” e quindi non più esposte. Marg Moll, scultrice che si muove in bilico tra astrazione e figuratività, si trasferisce a Parigi con suo marito e, entrambi amici di Henri Matisse e pienamente attivi nella vita artistica parigina, partecipano alla fondazione dell’Académie Matisse, scuola di pittura assolutamente non commerciale. Insieme a Milly Steger e Renée Sintetis, Emy Roeder era una delle scultrici più considerate della Repubblica di Weimer. Nonostante il successo, si iscrive comunque all’accademia di belle arti e la frequenta per cinque anni. Dopodiché si sposta a Roma e grazie alla vittoria del premio della Villa Romana di Firenze, si trasferisce per un anno nella città fiorentina. Jenny Wiegmann-Mucchi è stata una delle scultrici figurative più attive sotto la DDR. Immediatamente attiva con gli antifascisti e parte della lotta partigiana, vivrà in Italia e a Berlino-Est. Tra il 1914 e il 1917 studia alla Lewin- Funke- Schule, scuola di pittura e scultura aperta ad entrambi i sessi, dove veniva permesso anche alle donne di lavorare su modelli nudi. Un piccolo passo verso l’uguaglianza dei sessi in ambito pittorico. Partecipa alle esposizioni dell’accademia, prende parte alla secessione berlinese ed è parte del Vereins der Berliner Künstlerinnen- associazione delle artiste berlinesi. Nel 1934 sposa il pittore italiano Gabriele Mucchi, si trasferisce a Milano e si fa nominare Genni. Dopo la vittoria di alcuni premi ed dopo il rientro a Berlino, le verrà dedicata una retrospettiva alla National Galerie der Staatlichen Museen (Germania Est) e dopo la sua morte una retrospettiva alla Alte National Galerie di Berlino. Il Georg Kolbe Museum nasce nel 1947 dalla prontezza di riflessi dello scultore Georg Kolbe, lo scultore di maggiore successo nella Germania di metà ventesimo secolo e morto esattamente in quell’anno. Per suo volere infatti, la sua casa e il suo atelier è stato tramutato in sale espositive e le sue opere esposte per il grande pubblico.

Dal 18 febbraio fino al 17 giugno 2018; info: www.georg-kolbe-museum.de/georg-kolbe/biografie

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