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San Lorenzo

San Lorenzo è il titolo della personale di Giovanni de Cataldo ospitata fino al 17 marzo nella galleria Z2O.  L’immagine della mostra chiarisce gli intenti del percorso. Sopra uno sfondo grigio troviamo la chiusura superiore di un nasone, tipica fontana di strada romana. La fotografia, insieme con il titolo, riferito al quartiere che ospita il Pastificio Cerere, studio dell’artista, definisce un posto, Roma, e un’attitudine, la strada. Inchiodati alle pareti della galleria scorrono i calchi dei coperchi delle fontanelle pubbliche, ognuna con il nome di un sindaco romano, riprodotti dall’artista con vari materiali, marmo, metallo e cera.

Dalla strada vengono anche i guardrail abbozzati e presi da de Cataldo in un circuito nel quale vengono testati i dispositivi di sicurezza delle automobili. Il metallo piegato dell’oggetto è presentato verticalmente nella prima stanza, appoggiato alla parete. L’impatto della macchina non è lasciato nudo, lamiera contro metallo, ma ricoperto, dipinto con smalti da carrozzeria, ovviamente. Perde così quella puzza di strada e acquista un valore decorativo particolarmente evidente. Frammenti di guardrail più piccoli, come i coperchi dei nasoni, si trovano sospesi sui muri dello spazio. A volte sono ricoperti da leggings che ne seguono le forme, altre volte sono cromati. A completare il catalogo di prelievi e ispirazioni, se così possiamo definirle, stradali, anche stoffe catarifrangenti stese come coperte su tela. Il grigio riflettente e al tempo stesso opaco fa da sfondo a griglie di Pvc intrecciate che creano un rosso pattern astratto. Come un’onda lo stesso Pvc diventa scultura lavorata a laser che invade la seconda stanza della galleria.

De Cataldo si inserisce in una linea tutto sommato recente, pensiamo a Cosimo Casoni e Andrea De Stefani, che ha il merito di ricordarci come viviamo in un paesaggio artificiale fatto di asfalto crepato e luci al tungsteno. Lui come loro utilizza anche il bitume, ma non in questa mostra che seppur evoca materiali e colori presi dalla strada questa stessa strada non la fa sentire. Può essere un pregio come un difetto, dipende dallo spettatore.

Cecilia Canziani fa il punto della mostra sul testo che presenta la seconda presenza dell’artista nella galleria, la prima è stata nella collettiva The next era, ”La superficie delle opere in mostra sia che evochi la bidimensionalità della pittura, sia che insista nella piega come punto generativo della scultura, è il luogo dialettico dove lo sguardo si appunta e viene riflesso, moltiplicato o negato, ed è bello che in un momento storico in cui le mostre hanno imparato ad essere fotogeniche, questa mostra non si lasci fotografare senza far resistenza all’obiettivo, ma si debba vedere con il corpo: altrimenti le pallide tinte proiettate dal retro delle sculture che colorano il muro, il proprio volto deformato da una curva zincata, il leggero riflesso che cambia temporaneamente la temperatura di una tela, non si percepirebbero”.

Fino al 17 marzo; galleria Z2O, via della vetrina 21, Roma; info: www.z2ogalleria.it

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