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Cesare Tacchi, una retrospettiva

Cesare Tacchi (1940-2014) era principalmente un creatore di immagini. Geniale, ironico, sperimentatore, tra gli esponenti di punta della pop art romana e della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo. I quadri-imbottiti, le tappezzerie, gli smalti su tela, gli oggetto-quadri, i mobili impossibili, fino alle performance come la celeberrima Cancellazione d’artista, presentata alla Galleria La Tartaruga nel maggio 1968, in cui da dietro un vetro trasparente cancella la sua figura stendendo un velo di pittura.

Sono più di cento le opere in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma (7 febbraio-6 maggio) per la prima grande retrospettiva dedicata all’artista romano a tre anni dalla sua scomparsa. Cesare Tacchi. Una retrospettiva, a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi, ripercorre le vicende e le opere più significative della sua ricerca artistica che spazia dalla pittura alla scultura fino alla performance. Un artista per il quale la realtà era rappresentata soprattutto dall’immagine pubblicitaria e cinematografica. In un’intervista rilasciata nel 2007, Tacchi si definisce un artista pop, riferendosi al movimento italiano inaugurato con le opere di Mimmo Rotella realizzate strappando i manifesti pubblicitari.

La mostra propone un percorso in ordine cronologico che va dagli anni ’60 ai ’90 e si apre con un’opera del 1959 realizzata dall’artista a soli diciannove anni. Gli esordi mostrano già un grande talento con le opere su carta intelata, i cosiddetti smalti su tela. Si nota l’influenza di Burri, ma anche di Mondrian, suo maestro ideale. Tacchi era un appassionato di automobili e i primi lavori sono tutti particolari di macchine da corsa, come Super (1962). Tra le scoperte curiose fatte durante l’allestimento, la scritta Supero il Novecento sotto una mano di bianco in una delle opere esposte. «Abbiamo insistito a legare le opere al concetto di immagine che cominciava a farsi largo in ambito romano. Un pensiero di un’idea della realtà che non è più una e universale, uguale per tutti e oggettiva, ma è una realtà mediata da tutti i condizionamenti che la persona subisce, tra i quali appunto la pubblicità», ha spiegato la curatrice Daniela Lancioni.

Partendo da una fotografia, attraverso l’uso del proiettore, Tacchi realizzava i quadri di smalti su carta e poi intelati. Come la famosa tela La circolare rossa, esposta nella galleria La Tartaruga nel 1963, che mostra un particolare del mitico tram della capitale TO531, in cui non è ben chiara la distinzione tra interno ed esterno. Tacchi viveva a Cinecittà dove abitavano anche gli amici artisti Mario Schifano, Sergio Lombardo, Renato Mambor, che come lui avvertivano l’esigenza di un’arte che abita lo spazio. I quadri imbottiti erano fatti con le mani, come Poltrona rossa e Poltrona gialla del 1964 che aprendo la serie delle tapezzerie , evidenziano uno degli aspetti più importanti della sua opera, ovvero l’artigianalità. Prima l’artista proietta l’immagine, la riporta su carta lucida e ne realizza una diapositiva. La proietta sulla tela, ne segue i contorni e poi la dipinge, la imbottisce, la fissa su una tavola di legno, la smalta, inserisce il capoc, che è una fibra naturale usata in tappezzeria. Per ultimo fissa i chiodi che danno l’effetto capitonet asservito al disegno sottostante.

Troviamo Renato e poltrona, Paola e poltrona, ma anche le tele dedicate al tema dell’amore o l’omaggio a Botticelli ne La primavera allegra della collezione Marabotti di Reggio Emilia, tra i suoi lavori più impegnativi e noti. Dagli inizi fino alla fine, Tacchi ha sperimentato tecniche molteplici che vanno dalla pittura alla scultura, dagli oggetti quadro a diversi canali di arte come la didattica, il teatro, le performance. Il suo percorso non è stato lineare, ma fatto di cambiamenti, di trasformazioni, di sperimentazioni di vari linguaggi. La sua costante era piuttosto la necessità di comunicare con l’altro. Ed ecco allora le sculture in vilpelle realizzate intorno al 1967, elementi di arredo impossibili come le poltrone inutili o la Grande Cornice proveniente dalla Galleria Nazionale, che inaugura un’arte che permette una nuova fruibilità dell’opera.

La mostra espone anche gruppi di foto che ritraggono gli amici Plinio De Martiis, Massimo Piersanti, Giorgio Colombo, Elisabetta Catalano, Claudia Abbate e Salvatore Piermarini oppure le opere di stampo concettuale dei primi anni settanta come il video Il Rito. Nello studio fotografico di Elisabetta Catalano realizza il lavoro fotografico Painting, riproposto nella mostra, in cui lascia riapparire lentamente la sua figura, in un processo inverso a quello realizzato con la Cancellazione d’artista. L’ultima sala propone, invece, i grandi dipinti realizzati a partire dagli anni ’80, come Uccel di bosco (1982) o Le Sécrétaire (1980). Per chi lo volesse, è anche possibile visionare il video Le Primavere Pop di Tacchi realizzato da Antonello Matarazzo.

Fino al 6 maggio; Palazzo delle esposizioni, via Nazionale 194, Roma; info: www.palazzoesposizioni.it

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