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Arte Fiera

Aperta ieri al pubblico, Arte Fiera arriva anche quest’anno come una ventata di aria fresca e sarà visitabile fino a lunedì 5 febbraio. La fiera d’arte moderna e contemporanea di più lunga tradizione in Italia accende Bologna di un fermento artistico grazie alle numerose interazioni tra interno ed esterno, tra cui la serie di installazioni in spazi imprevisti e suggestivi della città del progetto Ppols/artworks, come Vito Acconci all’Orto Botanico o Dennis Oppenheim al Museo di Palazzo Poggi.

Alle 152 gallerie coinvolte, quest’anno si aggiungono 30 espositori legati a editoria, grafica e creatività, per un totale di 182 presenze. Il taglio curatoriale dato da Angela Vettese, al suo secondo anno di direzione artistica, consegna al pubblico un evento fieristico con marcate sfumature colte e di riflessione teorica, una qualità evidentemente elevata data dalla restrizione del numero di partecipanti e l’innovativo superamento dell’ormai inaffidabile distinzione tra arte moderna e contemporanea. Una problematizzazione di confini che abbraccia un sentire e un’urgenza comuni che si concretizza nel convegno internazionale curato dalla direttrice stessa Between exhibition and fair: entre chien et loup, che coinvolge accademici, artisti, critici, curatori editor ed altri attori dell’art system nel cuore della fiera.

Tra le novità spicca l’approfondimento inserito nella Main Section, Modernity, intesa non come arte moderna ma come attualità, dalla radice latina modo. Questi 11 stand ospitano piccole mostre personali di artisti meritevoli di uno sguardo più attento, tra i quali Giosetta Fioroni alla Galleria Maurizio Corraini per la violenza sulle donne, Emilio Isgrò allo Studio Guastalla e le sue pagine cancellate, Terry Atkinson e la sua ironia macabra alla Galleria Six.

Alla sezione principale appartengono grandi nomi come la Galleria Continua, che propone alcuni degli artisti cubani che hanno esposto nel 2017 al Teatro Franco Parenti di Milano per Soy Cuba: Osvaldo Gonzalez e quell’effetto luminoso e nostalgico dei suoi nastri, Reynier Levya Novo e la dottrina perfetta tanto intensa quanto inafferrabile. La londinese Repetto ha una bellissima selezione degli specchi dipinti di Pistoletto e delle tele colorate di Bruno Munari, mentre Ian Davenport alla Tega piace sempre.

La new entry dedicata alle Photo è tutta italiana. Catturano la fragilità e delicatezza delle immagini delle gemelle albine di Mustafa Sabbagh alla MLB Maria Livia Brunelli, la home gallery aperta dall’omonima fondatrice in casa propria a Ferrara e che di recente si è estesa a Porto Cervo. Infine la sezione Nueva Vista comprende gallerie coraggiose che ospitano artisti emergenti, non necessariamente giovani, come la Ncontemporary o Gallery on the Move.

Au revoir alla ripetizione di artisti di stand in stand, Arte Fiera oltre che a volersi italiana sperimenta, integra, include. Tra le varie particolarità, la rassegna di film, La comunità che viene, a cura di Mark Nash, che riflette sull’identità comunista e postcomunista di parte della cultura bolognese e italiana, con Pier Paolo Pasolini a fare da trait d’union. A ulteriore riprova di questa intenzione di integrare il non commerciale in uno spazio commerciale, Arte Fiera da una voce anche alla performance con Performing the Gallery, progetto in collaborazione con Galerie, galleria immateriale che tratta esclusivamente opere immateriali, in cui le opere vengono performate dai galleristi per tutta la durata della fiera.

Insomma, Arte Fiera 2018 si afferma all’insegna della qualità, della varietà dei media e della contaminazione artistica. Fiera è e fiera rimane, ma in certi momenti sembra distaccarsi dal suo ruolo e porsi delle domande. In questo forse sta la sua ritrovata unicità.

Fino al 5 febbraio; viale della Fiera 20, Bologna; info: www.artefiera.it 

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