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No al regalo di Koons, una petizione per evitare l’installazione di un mazzo di tulipani davanti al Palais de Tokyo

Jeff Koons ha deciso di regalare un mazzo dei suoi giganteschi tulipani a Parigi, come omaggio alle vittime del terrorismo ma non tutti sembrano essere d’accordo con questo regalo. Artisti ed esponenti della cultura francese hanno infatti già firmato una petizione per chiedere a Parigi di abbandonare il progetto del memoriale per le vittime del terrorismo firmato dall’artista americano. No au “cadeau” de Jeff Koons, no al regalo di Jeff Koons, si legge sul quotidiano francese Libération sulle cui pagine nomi come l’artista Christian Boltanski, il critico Nicolas Bourriaud, per citarne un paio, hanno elencato le ragioni del no. Innanzitutto, a lasciare perplessi è principalmente la location. L’ipotesi di collocare l’installazione davanti al Palais de Tokyo, Museo di arte contemporanea, sembrerebbe più una trovata di marketing che un vero e proprio omaggio agli attentati. L’edificio, difatti, è più vicino a attrazioni turistiche come la Tour Eiffel che ai luoghi dove sono avvenute le stragi del 2015. Ma non è tutto, il suo impatto visivo, il suo gigantismo (12 metri di altezza, 8 di larghezza e 10 di profondità) sconvolgerebbero l’attuale armonia del museo e della prospettiva che si ha della Tour Eiffel da quella strada. E poi, se si volesse proprio fare un monumento alle vittime, non sarebbe meglio fare un concorso per dare l’opportunità di proporre dei progetti anche ad artisti francesi, per esempio? Un altro punto su cui i firmatari della petizione sono piuttosto chiari è l’immagine che Koons ricopre nella scena internazionale: emblema di un’arte industriale, spettacolare e speculativa. Ma veniamo a ragioni più pratiche: dal punto di vista economico, la scultura sarebbe parecchio costosa per lo stato. L’artista infatti dona l’idea, ma la costruzione e l’installazione della scultura, stimata almeno 3,5 milioni di euro. Inoltre, i lavori preliminari, immobilizzeranno alcuni dei suoi spazi, causando un notevole deficit al centro artistico. ”Infine – scrivono – apprezziamo i doni, ma liberi, incondizionati e senza secondi fini”.

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