Foto

Sino alla fine del mare

Il modo migliore per capire un territorio è abitarlo. Dalla volontà di innescare attraverso l’arte un meccanismo di rilettura di una determinata zona geografica, quella di Gagliano del Capo in provincia di Lecce, è nato infatti il progetto di residenza Sino alla fine del mare, nell’ambito dell’iniziativa Indagine sulle Terre Estreme. Quattro artisti, Simona Di Meo, Roberto Memoli, Nuvola Ravera e Jacopo Rinaldi, hanno trascorso un periodo di sei mesi (da giugno fino a dicembre 2017) a Lastation, spazio culturale gestito dall’associazione Ramdom e, fino al 21 gennaio presentano al pubblico il risultato di quest’esperienza in una collettiva. In modi diversi, ognuno di loro ha instaurato un dialogo con il territorio dando vita a lavori di ricerca che sono andati a inserirsi in modo armonico nella realtà circostante, rispettandola e reinterpretandola.

Simona Di Meo (Roma, 1986), suggestionata dal segnale radiofonico che in alcuni punti di Gagliano del Capo si sovrappone a quello degli stati limitrofi, come l’Albania, ha sviluppato il lavoro Crossing borders is an intimate act?, prima tappa di un progetto sul concetto di frontiera, che mette in relazione le comunità che risiedono sul confine italiano, greco e albanese. L’artista ha raccolto le testimonianze della comunità locale e dato vita ad una campagna di affissioni nello spazio pubblico. 

Roberto Memoli (Modugno, 1989) con Verderame si è interessato invece alle focare, fuochi accesi anticamente come gesto di buon auspicio. Partendo da una riflessione su riti e azioni popolari come questa l’artista è arrivato a toccare un tema molto delicato per il Salento, la malattia che ha colpito negli ultimi anni gli ulivi pugliesi. Il fuoco, così, diventa una sorta di purificazione, raccontata da Memoli con un video nel quale un tronco di ulivo, bruciando, emana una fiamma blu/verde. A questa proiezione video, visibile a Lastation, fa eco un’installazione sonora realizzata nel centro cittadino per l’inaugurazione della mostra.

Nuvola Ravera (Genova, 1984), alla ricerca dei residui psichici del paesaggio, quei segni naturali e antropologici che mostrano una trasformazione, ha realizzato il lavoro Le storie dell’azzurro. Pratiche sulla soglia per malattie immaginarie. Si tratta di una serie di azioni diffuse nel paese, al confine tra conscio e inconscio, tra visibile e invisibile, tra possibilità e impedimento, che hanno coinvolto come parte attiva anche gli abitanti di Gagliano del Capo.

Infine Jacopo Rinaldi (Roma, 1988) con Intervallo ha deciso di dare una nuova veste a una delle automotrici che percorrono la linea ferroviaria FSE, Ferrovie del Sud Est, sostituendo le anonime tendine dei finestrini dei vagoni con dei tendaggi realizzati appositamente. Stampate sulla stoffa dall’artista una serie di fermi immagine tratti da una pellicola di un cinegiornale del 1935. L’estratto scelto dall’artista mostra il paesaggio dell’Eritrea visto dai finestrini di una Littorina Fiat di nuova produzione in una sequenza di un secondo frammentata in 16 fermi immagine, ovvero il numero minimo di immagini in grado di restituire allo spettatore l’impressione di un movimento continuo. Per la mostra a Lastation l’artista ha esposto le tende sottratte dal vagone.


Fino al 21 gennaio, Lastation Stazione Ferroviaria, Gagliano – Leuca, info: sinoallafinedelmare.ramdom.net

Commenti