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Un’intervista con Michel Pastoureau, storico dei colori

Michel Pastoureau oramai non ha bisogno di presentazioni. Storico dell’arte e scrittore noto soprattutto per i suoi libri dedicati alla storia dei colori, fra tutti, il più famoso, quello dedicato al blu. La rivista d’arte francese Connaissance des arts pubblica sul suo sito una lunga intervista con lo storico dell’arte. Pastoureau ripercorre un po’ la sua carriera e il suo amore per i colori nato da una passione precedente, quella per il mondo e l’arte medievale. Lo storico poi spiega come il colore blu sia rimasta la tonalità preferita dal XIX secolo fino ad oggi e questo nonostante gli infiniti cambiamenti sociali, politici e culturali che hanno attraversato il mondo in quel periodo. Pastoureau chiarisce come ciò che cambia è sempre meno di quello che rimane uguale: «Se mettiamo sulla bilancia quello che è cambiato da vent’anni a questa parte e quello che invece non è cambiato, è proprio quest’ultimo che peserà cento volte di più del primo».

L’autore ricorda anche come prima l’originalità e l’unicità degli artisti erano concetti estranei alla stragrande maggioranza dei pittori vissuti fino al romanticismo e come un dipinto di Raffaello e uno di Rembrandt siano in realtà realizzati da assistenti che lavoravano nelle loro botteghe. «Quante volte oggi sentiamo dire ”ma è un lavoro che ho visto mille volte” quando invece nel XI secolo l’affermazione sarebbe stata un complimento: ”è un lavoro che ho visto mille volte, è magnifico”». E poi continua Pastoureau sottolineando come con la realizzazione dei colori in fabbrica sia più facile avere una concezione e un’idea cromatica anche pratica ma questo da una parte ha portato anche una svalutazione del potere simbolico dei colori.

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