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Amsterdam contemporanea

Si è da poco conclusa la sesta edizione dell’Amsterdam Art Weekend, appuntamento annuale all’insegna dell’arte. Dal 23 al 26 novembre gallerie, musei, residenze d’artista, accademie hanno messo a disposizione del pubblico programmi ed eventi che creano connessioni, sprigionano idee e soprattutto mostrano uno spaccato dell’arte contemporanea nella capitale olandese. Con più di 100 eventi in oltre 50 luoghi, si risponde al bisogno di un evento, come una biennale o una fiera, che funzioni da punto di raccordo tra i diversi interlocutori del mondo dell’arte. Curato e gestito da Amsterdam Art e Amsterdam Marketing, Amsterdam Art Weekend è il frutto della capacità mirabile della città di mettere a sistema le proprie energie e di collaborare orizzontalmente per proporre un’offerta ricca, democratica ed esclusiva.

Questi quattro giorni mostrano una città in cui storia e classicità si mescolano armoniosamente con le nuove tendenze nell’arte per creare un format unico, tra spinte locali e spinte globali, una sorta di Slow Art, non da consumare, ma da assaporare in maniera ponderata. Ad esempio la sede di Manifesta, un lussuoso ex palazzo mercantile settecentesco sul canale, ogni sei mesi ospita una nuova collezione di una galleria d’arte contemporanea scelta dalla precedente. Con Ellen De Brujine Projects al momento affronta tematiche quali il contrasto tra natura e inquinamento e il degrado da parte dell’uomo, con interessanti richiami a quella che sarà la prossima casa della biennale itinerante, Palermo.

Tra le gallerie di maggiore respiro internazionale, la Grimm Gallery porta in mostra un Daniel Richter reinventato e ritrovato, con dipinti dai colori accesi e una sorta di violenza orgiastica che rievoca la danza di Matisse. «Odio l’arte intelligente – confessa l’artista – il punto è che l’arte susciti un’idea di bellezza negli occhi di chi guarda, il resto non conta». A indagare il rapporto delicato tra dimensione locale e transnazionale ci pensa invece Erik Van Lieshout alla Annet Gelink Gallery, con la video-installazione G.o.a.t. prodotto delle riprese che l’artista, invitato a rappresentare il padiglione olandese alla Biennale in India, ha effettuato degli incontri casuali, esperimenti ludici e censure culturali che sono apparsi in tale contesto.

Il mondo dell’arte contemporanea ad Amsterdam è distribuito su due livelli concentrici, uno locale e uno internazionale, con passaggi dall’uno all’altro non sempre agevoli. L’accoglienza di Evelyn Taocheng Wang nella Galerie Fons Welter, galleria solitamente familiare alle leve del luogo, identifica una volontà di integrazione in questo senso, pur preservando una coerenza tematica: un’artista cinese, degli abiti francesi, una riflessione drammatica sull’identità, originaria ed importata. Di natura simile l’operazione della Prince Claus Fund Gallery, che per l’evento inaugura con il surrealista visionario Ibrahim El-Salahi, che attraverso i suoi schizzi in bianco e nero mostra tutto ciò che il conscio non ha il coraggio di ammettere.

Amsterdam vanta una delle scuole d’arte più prestigiose al mondo, la Rijksakademie, con più di 500 applicazioni ricevute ogni anno per trattenere nel suo laboratorio solo 25 artisti. È solo durante l’Amsterdam Art Weekend che la scuola si scopre al pubblico, mostrando installazioni e lavori di rara generosità e potenza, che insieme rappresentano il trionfo dell’ambizione e contaminazione creativa. A proposito di contaminazione, quale feticcio migliore se non la chiesa più vecchia della città che ospita esposizioni di arte contemporanea? All’interno della Chiesa Vecchia – Oude Kerk, tra le sue mille lapidi, Christian Boltanski affronta questioni in cui ciascuno si riconosce perché riguardano la transitorietà della vita stessa. Con diversi cappotti disposti sopra le tombe e per tutto il luogo, NA, termine olandese per ”dopo”, mette il visitatore nelle condizioni di pensare appunto al dopo, a come morirà, a cosa ne sarà di lui passate due generazioni, senza dare risposta alcuna. »Credo che le persone che hanno risposte siano molto pericolose», scherza l’artista.

Spostandosi in tutt’altra zona, si va all’Eye Filmmuseum, museo dedicato al cinema e all’arte visiva aperto solo 5 anni fa, simbolo della gentrificazione in atto nella capitale olandese, con la riqualificazione della parte Nord. Edificio dalla struttura asimmetrica che lascia intuire un rifiuto del pensiero preconfezionato, ospita per questo mese Apichatpong Weeresethakul e Cao Guimaraes, due artisti entrambi molto radicati nel loro Locus, nella loro terra, e allo stesso tempo ricercatori del sogno e dell’evasione dal reale. Jamie Mawkesworth spalanca invece il suo mondo al Huis Marseille, museo privato di fotografia, partendo dalla stazione di Preston in Inghilterra per giungere ai confini del mondo in Ushuaia. Un invito sommesso a cogliere la straordinarietà nel quotidiano e quindi necessariamente a rallentare il ritmo frenetico che impedisce di scorgerlo.

Infine, lo Stedelijk Museum ha inaugurato per l’occasione la mostra Jump into the Future – Art from the 90’s and 2000’s – the Borgmann Donation, un enorme collezione di artisti contemporanei, tra veterani e nuovi orizzonti. Primo evento di spicco per il direttore ad interim, Jan Willem Sieburgh, dopo le recenti dimissioni di Beatrx Ruf che hanno sollevato polemiche e polveri non troppo sottili. Tema caldo in Europa, con le ristrutturazioni che a macchia d’olio sembrano non risparmiare nessuno, nell’ottica di aumentare l’accountability di queste istituzioni in visu al loro principale e spesso unico finanziatore, lo Stato.

Amsterdam sta cercando il proprio modello di arte contemporanea, molte sono le domande, tutto è in fermento. Il panorama che emerge da Amsterdam Art Weekend è quello di una spiccata vitalità culturale, con un’inflessione maggiormente nazionale che internazionale a livello di infrastruttura istituzionale, ma con respiro decisamente aperto oltre i confini olandesi. Il numero di gallerie d’arte è in aumento, e nonostante lo spazio vitale sia in riduzione, molti sono gli investimenti che la città sta facendo per migliorare la viabilità logistica, e soprattutto redistribuire le direzioni di affluenza in maniera più equa e bilanciata tra le zone. Una città decisamente capace di sfruttare le sue risorse, che sta gettando le basi per partecipare alla grande scommessa sull’arte contemporanea.

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