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Ghosts? Al museo Andersen la mostra di Alioto

I colori primari come numeri primi si avvicinano senza toccarsi, strisce di cartapesta come rette parallele che viaggiano sicure, sostenendo e trasportando attraverso la memoria e i ricordi, veicoli su cui il tempo viaggia ora veloce, ora dilatato, le imponenti, magistrali sculture di Hendrik Christian Andersen, pittore oltre che urbanista e vera e propria mente illuminata: è questo l’utopico habitat creato da Massimiliano Alioto, in scena dal 23 novembre fino al prossimo 4 febbraio presso il Museo Hendrik Christian Andersen, con la sua istallazione Utopia che campeggia al piano terra del museo. Utopia è quasi un monito, un invito, è il consiglio dell’artista a perseguire i sogni in un continuo flusso di coscienza, come accade nel film di Werner Herzog, Fitzcarraldo: “Chi sogna non può effettivamente spostare le montagne, ma può trasportare il suo sogno al di là di esse”, o come asserito dallo stesso Herzog: “Se abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e non voglio vivere in quel modo. Vivo o muoio con questo progetto”, ciò che infatti avvicina Alioto ad Andersen è la volontà di celebrare l’utopia come entità di crescita antropologica, indipendente e scevra da qualsiasi vincolo relativo alla realizzazione di un progetto: Andersen auspicava la realizzazione di una “città mondiale” (The World Communication Centre) dove potessero riunirsi le menti più illustri e brillanti, presso i luoghi oggi occupati dall’area aeroportuale di Fiumicino.

Alioto dipinge quei luoghi con toni lividi, spettrali, cancellando elementi del paesaggio ora contemporaneo, ora passato, intervallati soltanto da strisce di colore come monoliti a tratti disturbanti, che uniscono e confondono la realtà odierna ad un’epoca mai vissuta, che pur l’artista rimpiange: al primo piano del museo lo spettatore è difatti accolto e accerchiato dai Ghosts?, opere che danno il titolo all’intera esposizione curata da Gabriele Simongini, 33 tele e 8 disegni che attraverso elementi del paesaggio e figure chiave della vita di Andersen (la madre Helene, i fratelli Andreas e Arthur, la sorella adottiva Lucia Lice, la cognata Olivia Cushing, e, certamente non meno importanti l’intellettuale Henry James e l’architetto Ernest Hèbrard) rievocano i momenti di un tempo utopico, ma non del tutto perduto; l’alchimia di numeri e colori è una commistione di epoche in cui l’arte vive e rivive: cento anni separano la nascita di Andersen (1872) da quella di Alioto (1972); dopo cento anni i fantasmi tornano a Villa Helene, nel cuore di Roma, senza forse essersene mai andati. La mostra Ghosts? è promossa dal Polo Museale del Lazio e realizzata in collaborazione con M77 Gallery e DL Arte.

Dal 24 novembre 2017 al 4 febbraio 2018, info: www.polomusealelazio.beniculturali.it

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