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Here and Now

Ha inaugurato all’Alviani ArtSpace di Pescara Here and Now, la personale di Ilaria Biotti a cura di Lucia Zappacosta, realizzata in collaborazione con le associazioni Peninsula Berlino e Abruzzo Mindfulness. Il progetto nasce a Bologna alla fine di gennaio, all’interno di SetUp Contemporary Artfair 2017, dove il video 8Min20Sec – On Time Travelling, vince il Premio Alviani Artspace. La mostra, composta da due video e una traccia audio, affronta le tematiche dell’equilibrio, della consapevolezza e del qui e ora, in un viaggio utopico e surreale dalle Mineschafts della Cumbria ai dirupi di Ventotene, attraverso un linguaggio espressivo distintivo della pratica artistica di Biotti, che usa spesso il video per inscenare racconti che intrecciano il fittizio al reale, con uno sguardo sempre attento su contesti e contingenze specifiche.

Due lavori in mostra, i video 8:20 e Chiacchierata, si muovono sul piano della sovrapposizione di realtà e finzione, visibile e invisibile, e presentano alcune caratteristiche comuni come l’utilizzo di voci artificiali, estratti da interviste, narrazione immaginifica ambientata in contesti specifici, luoghi fisici che hai conosciuto e vissuto in prima persona. Come si legano questi elementi alla tematica centrale dell’esposizione, ovvero l’hic et nunc e la ricerca di un equilibrio consapevole?
«Entrambi i video propongono una riflessione su possibili fattori che sospingono e respingono l’hic et nunc, per esempio mettendo in evidenza possibili filtri attraverso cui guardiamo al quotidiano, quali esperienze personali, intellettuali o estetiche. Da questa prospettiva, quando lo sguardo attraversa un paesaggio esplora tanto un territorio fisico, quanto un territorio mentale, spostando il resto del corpo in un altro spazio-tempo. I testi dei due video ripropongono ricordi di referenze letterarie intrisi di immaginazione che scaturisce qui dalle interviste con gli abitanti dei rispettivi luoghi, Allensheads e Ventotene, i quali hanno risposto a domande come “dove vai a prendere il sole?” in una terra in cui il sole appare raramente e “dove hai sentito una sirena?”. Queste domande attualizzano saperi personali che spesso restano invisibili per un visitatore esterno, ma non per questo sono meno tangibili».

Serenata è un lavoro in mostra che hai realizzato per l’NSK STATE PAVILION alla 57esima Biennale di Venezia. Ci racconti questa esperienza?
«L’NSK STATE PAVILION è un progetto commissionato dal collettivo di artisti IRWIN (Dušan Mandič, Miran Mohar, Andrej Savski, Roman Uranjek and Borut Vogelnik), una continuazione del “NSK State in Time” fondato dal collettivo artistico Neue Slowenische Kunst nel 1972. Uno degli scopi centrali del progetto era quello di riflettere sull’idea di stato nel contemporaneo. L’argomento è stato affrontato attuando varie pratiche, una delle quali prevedeva di invitare dei delegati a rispondere a domande tipo: che cosa vuoi portare con te dal patrimonio europeo (così come lo concepisci) per aiutare a costruire un mondo nuovo e migliore? Io ho creato un dialogo tra la mia valigia e il libro che stavo leggendo in quel momento: Utopia di Tommaso Moro».

Tommaso Moro, Michel Foucault, H. G. Wells. Ogni opera di questa mostra ha un preciso riferimento filosofico-letterario. Quasi dei compagni di viaggio che ti scortano nell’approfondimento di tematiche a te care. In particolare, è forte il tuo interesse nei confronti del tema dell’utopia. Continuerai in questa direzione e con questa modalità in futuro?
«Sì. Quella per l’utopia è una passione che porto avanti ormai da molti anni. Ho appena iniziato un nuovo progetto incentrato su “Il Continuum – un’architettura per i tempi concepibili nel 1980”, un’utopia scritta o meglio disegnata nel 1980 da Günter L. Eckert. “Pensiero Utopico | Utopian Thinking | Utopisches Denken”, una collaborazione con il Dr. Michael Fehr e con il sostegno del Consiglio di Frazione di Oggiogno (comune di Cannero Riviera, Lago Maggiore), nasce dalla visione che “Il Continuum” sia stato realizzato. Questa utopia prevede il ritiro dell’umanità in un enorme tubo (una caverna sospesa) che circonda il mondo. In tale visione, l’assenza degli esseri umani dalla terra ha risolto tutti i problemi tecnici ed ecologici del contemporaneo. I risultati verranno presentati presso il Museum der Dinge di Berlino nel 2019».

Il video sembra essere cifra stilistica predominante del tuo modus operandi. Come mai questa scelta? E, più in generale, qual è stata la tua formazione?
«Il video mi permette di includere una dimensione in più nel mio lavoro: il tempo. Dopo aver studiato pittura presso l’accademia di Belle Arti di Firenze ho concluso una specialistica in allestimento e cura degli spazi espositivi, realizzato grazie a una collaborazione tra il Centro Per l’arte contemporanea Luigi Pecci e la stessa Accademia. Dopodiché ho ricevuto un master in disegno di videogiochi dallo IED di Roma e un master dall’istituto di Art in Context dell’Università di Berlino».

Fino al 20 gennaio, Alviani ArtSpace /Aurum/Pescara, info: www.alviani-artspace.net

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