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Hokusai all’Ara Pacis

Trovarsi davanti alla Grande Onda di Kanagawa (1830), dell’artista giapponese Hokusai, emoziona davvero. Non solo per l’impatto visivo che suscita in chi la guarda, ma soprattutto perché ci si trova di fronte a una delle opere d’arte orientali più conosciute al mondo. Basti pensare che il compositore Claude Debussy la riprodusse come copertina del suo La Mer (1905), che la nota azienda di jeans Levi’s l’ha utilizzata per la sua campagna pubblicitaria, la Apple per realizzare un emoji e Google l’ha celebrata con un doodle. “Un’opera virale”, l’ha definita il Wall Street Journal. Lo storico Gian Carlo Calza, invece, l’ha paragonata alla Gioconda di Leonardo. Il confronto con il maestro italiano è quanto mai appropriato, tanto che Bruno Munari nel suo The sea as a Craftsman scrive che Katsushika Hokusai (1760- 1849) “non era soltanto un pittore. Aveva curiosità leonardesche, si interessava di architetture, di macchine strane, di costumi, si divertiva a fare strabilianti caricature”. Ora La Grande Onda è al museo dell’Ara Pacis di Roma che dal 12 ottobre al 14 gennaio 2018 ospita la mostra Hokusai. Sulle orme del Maestro a cura di Rossella Menegazzo. Attraverso duecento opere tra silografie policrome, dipinti su rotolo in carta di seta, schizzi, disegni provenienti in larga misura dal Chiba City Museum of Art e da collezioni private (alcune stampe sono state recentemente ritrovate e verranno esposte per la prima volta), viene ripercorsa la carriera del maestro giapponese che più di ogni altro ha influenzato la cultura europea e soprattutto francese con le sue stampe su carta da matrici di legno in stile Ukiyo-e.

Le sue opere influenzarono in particolare Manet, Degas, Monet, Van Gogh e comunque gli esponenti del cosiddetto Japonisme. Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni. Nella prima sono esposte le opere che rappresentano i luoghi celebri, Meisho, di cui fanno parte le serie Trentadue vedute del Monte Fuji , Viaggio tra le cascate giapponesi, Vedute insolite di famosi ponti giapponesi. Qui predomina il blu di Prussia, la precisione, il tocco leggero dell’artista nipponico. Nella seconda sezione dal titolo Beltà alla moda sono esposti i dipinti su carta e seta di Hokusai e le opere dei suoi allievi. In particolare quelle dell’artista Keisan Eisen, che più di tutti seguì le orme del Maestro. Nella terza, Fortuna e buon augurio, sono esposti i surimono, ossia produzioni come biglietti augurali, calendari, annunci, inviti. La quarta, Catturare l’essenza della natura, mostra i rotoli verticali che raffigurano piante e animali come tigri, aquile, draghi. Qui vengono messi a confronto due dipinti con lo stesso soggetto di tigre e bambù, uno del 1818 e l’altro del 1839. Nell’ultima sezione si possono invece ammirare i quindici volumi a stampa Manga. Hokusai è considerato anche il precursore del fumetto giapponese e colui che per primo ha utilizzato la parola Manga. È stato uno sperimentatore e la sua produzione artistica è vastissima. Divenne famoso a fine Ottocento in modo curioso. Le riproduzioni dei suoi Manga furono utilizzate come carta d’imballaggio di porcellane preziose che partivano dal Giappone per l’Europa. Fu così che venne notato nel vecchio Continente. Da quel momento le sue opere hanno avuto l’effetto di una “grande onda” che ha travolto l’immaginario di innumerevoli artisti che non rimasero immuni al suo fascino. «È una mostra rilevante – ha spiegato la curatrice – Verranno fatti ruotare i 200 capolavori di Hokusai nel corso della mostra per salvaguardare le pitture molto delicate non in grado di affrontare un allestimento lungo tre mesi». Si potranno così ammirare nel corso della rassegna due versioni della Grande Onda. Una proveniente dal Chiossone di Genova e l’altra dalla collezione Kawasaki. Inoltre sono esposte due silografie rare del Monte Fuji rosso. La mostra chiude le celebrazioni dei 150 anni delle relazioni tra l’Italia e il Giappone iniziate nel 2016.

Fino al 14 gennaio; Info: www.arapacis.it/mostre

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