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Bologna, 14 artisti e 14 mostre per la III Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro

Un progetto, 39 giorni di apertura, 14 nomi della fotografia internazionale e altrettante location. Questi sono i numeri della III Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro prodotta e promossa dalla Fondazione MAST che, dal 12 ottobre al 19 novembre, coinvolgerà la città di Bologna con 14 esposizioni tutte a ingresso gratuito. Un’iniziativa che, come ha sottolineato il sindaco Virginio Merola nel suo discorso di apertura, rende il capoluogo sempre «più vivo, una destinazione e una scelta». Un progetto che continua sempre più vigoroso nel suo percorso grazie anche alle «imprese che credono nella cultura e nell’importanza di lasciare un’eredità più che degli ereditieri». Un’avventura «dal bilancio positivo se il pubblico torna per il terzo anno – spiega simpaticamente il direttore artistico François Hébel – in cui artisti internazionali credono fermamente, proponendo progetti esclusivi di enorme valore e in cui sentono un interesse concreto per il proprio lavoro».

«Attraverso lo sguardo degli artisti – con le parole di Bartolomeo Pietromarchi Direttore del MAXXI Arte di Roma presente in veste di moderatore alla conferenza d’apertura – il mondo del lavoro, tema centrale della nostra contemporaneità, diventa immediatamente comprensibile perché vediamo la trasformazione dei luoghi del lavoro, del concetto stesso di lavoro, come si trasforma attraverso lo sviluppo delle nuove tecnologie e nel recupero delle tradizioni».

Per questa edizione di Foto/Industria, è stato scelto il titolo generale Etica ed Estetica del lavoro in cui, però, ha voluto sottolineare più volte il direttore artistico François Hébel, «ogni location ospita una mostra d’autore con un proprio titolo». E ringraziando Isabella Seràgnoli, presidente della Fondazione MAST per aver avuto carta bianca, François Hébel, insieme con Urs Stahel, ha orgogliosamente presentato ogni singolo progetto.

Un viaggio fotografico che prende avvio dalla periferia, precisamente alla Fondazione MAST con la mostra di Thomas Ruff Macchine & Energia curata da Urs Stahel, aperta anche oltre la Biennale, fino al 14 gennaio. Circa 70 istantanee realizzate utilizzando la macchina fotografica, non più solo come dispositivo automatico, ma come strumento di trasformazione delle immagini in nuovo materiale visivo. Dagli scatti ai macchinari dismessi di un’industria ormai fallita, ritratti come relitti o reperti archeologici di un tempo passato, agli studi dell’immagine nei suoi minuscoli pixel, immagini zoomate al massimo, quasi irriconoscibili dove il soggetto però rimane percettibile. Sempre a cura di Urs Stahel, la mostra dell’italiano Carlo Valsecchi nella spettacolare location dell’Ex Ospedale dei Bastardini che accoglie i suoi scatti ”studiati e puliti” che descrivono il luogo e l’avventura imprenditoriale della Philip Morris. Inquadrature minimaliste, geometriche e perfette, una luce irreale, alternanza di notte e giorno, spazi vuoti abitati solo dalle strutture in metallo, tubi e macchine, tutto quasi irreale e futuristico. Sulla stessa linea anche la mostra di Mårten Lange all’Angelica – Centro di Ricerca Musicale| Teatro San Leonardo, che rivolge il suo sguardo all’industria, affascinato dalla sofisticazione e dall’ingegnosità delle macchine, dalla tecnologia  e gli effetti che essa produce sull’uomo.

La realtà del lavoro però è ben diversa. Lo raccontano bene gli scatti di donne e uomini, impegnati nel loro lavoro in fabbriche e uffici, realizzati, in sedici anni di commissioni, da Lee Frielander e raccolti a Palazzo Paltroni o quelli di Alexander Rodchenko che, provenienti dalla Collezione del Museo d’Arte Multimediale di Mosca, riescono a dare a soggetti ordinari tagli inconsueti senza tradire il compito documentaristico. Non solo, anche le gigantesche panoramiche di Josef Koundelka al Museo Civico Archeologico nelle quali, il curatore François Hébel ha intravisto uno sguardo ”involontario” rivolto all’industria e al lavoro o quelle, al Museo internazionale e biblioteca della Musica, di John Myers che racconta la triste realtà della chiusura delle fabbriche e il loro smantellamento. Stabilimenti abbandonati e in decadenza, altri riconvertiti a nuove attività imprenditoriali e commerciali.

Sorprendente, poi, la scoperta fatta dallo stesso Hébel nel momento della realizzazione della Biennale: un bellissimo e casuale confronto fra generazioni. Da un lato, nella chiesa di S. Maria della Vita, gli scatti ‘’militanti’’ realizzati negli anni ‘70 di un’allora trentenne Mimmo Jodice che raccontano le lotte sociali, il lavoro minorile e l’abbandono della propria terra con la speranza di trovare un lavoro e dall’altra quelli del giovane trentenne Michele Borzoni a Palazzo Pepoli Campogrande che, invece, documentano la recente crisi economica italiana del 2009 e le sue conseguenze disastrose. «A cinquant’anni di differenza – ha raccontato il curatore Hébel – è accaduto che due artisti all’età di trent’anni si sono mobilitati per parlare del lavoro e della dignità che esso offre. Di conseguenza si può vedere perfettamente come la fotografia si sia sviluppata e, sullo stesso tema, lo sguardo dell’artista sia mutato. Così anche nella Collezione Walther in cui si collocano, a cento anni di differenza, due progetti, esposti alla Pinacoteca Nazionale: quello di un fotografo di villaggio creato apposta per mire industriali e quello di Mitch Epstein. Il primo al principio del ‘900 e l’altro negli anni 2000. Entrambi documentano la realtà industriale ma con tecniche e percezioni differenti.

Da non perdere la straordinaria storia dell’astronauta sovietico scomparso, ”occultata per ragion di stato” durante la Guerra Fredda e raccontata da Joan Fontcuberta a Palazzo Boncompagni dopo anni di intense ricerche d’archivio.  E l’affascinante indagine poliziesca nella Tokyo degli anni ’60 sul ”caso del cadavere fatto a pezzi” documentata da Yukichi Watabe al Museo di Palazzo Poggi. La maratona non finisce qui. In mostra anche Matheiu Bernard-Reymond e Vincent Fournier che giocano sull’illusione e l’ambiguità tra reale e irreale facendo perdere ogni capacità discernimento: il primo allo Spazio Carbonesi con un reportage, completamente trasformato in post-produzione, sui luoghi di produzione d’energia in Alsazia, il secondo al MAMbo accostando al fascino del cosmo, curiosi piccoli robot. 

Attorno alla Biennale è stato organizzato un ricco programma di eventi, che si terranno prevalentemente al MAST (ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria): incontri e visite guidate con gli artisti, tavole rotonde con grandi personaggi dell’attualità come il premio Nobel Joseph Stieglitz e del mondo della fotografia contemporanea, performance teatrali e concerti, workshop per i più piccoli e in collaborazione con la Cineteca di Bologna un ciclo di biopic sui protagonisti della fotografia mondiale. Un progetto di Fondazione MAST fino al 19 novembre, info: www.fotoindustria.it 

MAST Photogallery e altre sedi


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