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Sleeping Through The War

Che la scena dell’Urban art polacca fosse particolarmente prolifica l’avevamo intuito dalla vivacità artistica della cittadina di Lodz, località in costante fermento tra mostre in spazi privati e festival negli spazi pubblici che le è valso il titolo di capitale polacca della cultura alternativa. Sepe, polacco di Varsavia, di questa scena è un autorevole e promettente esponente e la sua mostra ha inaugurato il 29 Settembre la stagione di Varsi in una sede tutta nuova, sempre più aperta alle sperimentazioni dell’arte urbana.
Prima esposizione personale dell’artista in Italia, Sleeping Through The War, a cura di Chiara Pietropaoli, è un reportage visivo sull’uomo e il suo rapporto con la guerra, una carrellata di opere vibranti e costruite con l’uso di tecniche differenti in cui astratto e figurativo si incontrano in un’alchimia magnetica. Stratificazioni di colore e dense composizioni di figure, danno alle tele effetti tridimensionali e onirici, un racconto che conduce tra personaggi distorti e contesti surreali, faccia a faccia con drammatici spunti di riflessione che si susseguono fitti e incalzanti come le opere sul muro.

Classe ’82, Sepe è attivo dal 1996, dopo un inizio tra stencil e graffiti decide di dedicarsi alle illustrazioni, aggiungendo a partire dal 2003 la ricerca in studio a quella negli spazi pubblici. Il suo lavoro è incentrato sulle distorsioni, il dito è puntato contro la percezione sbagliata del mondo che sembra dominare la nostra realtà per rappresentare quello che siamo diventati veramente. La sua visione paradossale si compie perfettamente nella commistione tra tecniche e stili opposti, ed è proprio dall’incontro casuale con un contesto sociale paradossale che nasce la mostra, quando un anno fa l’artista partecipa a Mosca a un evento chiamato Picnic per famiglie ritrovandosi davanti ad un workshop per minori addestrati alle armi da altri minori, con la benedizione degli adulti. Quella delle organizzazioni patriottiche militari per bambini e ragazzi non è altro che una delle mille sfaccettature orribili della cultura della guerra e delle situazioni assurde e noir che ci circondano, strumentalizzate e spettacolarizzate dai media. A seguito della carrellata tra le opere, Sepe presenta anche un’installazione site specific collocando alla fine del percorso un cumulo di televisori ricoperti d’oro mischiati a giocattoli, souvenir e oggetti pop che evocano la sublimazione del disastro come fonte di intrattenimento di massa. La parola d’ordine sembra essere apocalisse, ma sarebbe una definizione semplicistica, perché la visione di Sepe è più complessa e si presenta ammantata da un’ironia amara rappresentata con uno stile davvero unico.

Fino al 12 novembre, info: www.galleriavarsi.it

 

 

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