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Alla White noise la ricerca di Pietro Manzo, che elimina ogni traccia umana dal paesaggio

Arriva alla White noise gallery Momento Zero, la mostra di Pietro Manzo. Opere che spaziano dal formato microscopico al monumentale presentano la poetica dell’artista, volta a indagare il contesto urbano moderno, fatto di conglomerati familiari e alienanti allo stesso tempo. Cartoline di luoghi che ci sembra aver visitato, luoghi ambigui tra il naturale e l’artificiale sono il punto di partenza per creare un grado zero di architettura, annullare le strutture compulsivamente costruite dall’uomo per generare una nuova morfologia paesaggistica. Strati di olio su fotografie stampate si sedimentano con l’unica intenzione di cancellare l’intervento umano nell’ambiente; restaurando un equilibrio millenario e nascondendo le dolorose tracce del suo passaggio sotto veli di colore. Ma il segno umano è ancora lì, lo si percepisce così come nella Land Art si avvertivano le contraddizioni interne. E l’effetto stridente che si percepisce non si ha la certezza se sia generato dal gesto umano o dalla presenza della natura. Manzo porta la sua ricerca anche al piano inferiore, nella project room della White Noise, dove allestisce una serie di frattali su cui  cui è dipinta l’immagine della montagna da cui provengono. Sassi che Manzo preleva da montagne sventrate, dipinti a olio su lastre di marmo prese dalle cave. Tutto lascia percepire una stonatura tra intervento umano e natura incontaminata. Fino al 18 novembre, info: whitenoisegallery.it

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