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Contro il Junk food, al Margutta dodici artisti si oppongono alla mercificazione del cibo

Dodici artisti, sedici opere e cinque tematiche, questi i numeri che accompagnano la mostra che inaugura al Margutta Veggie Food & Art. Junk food è il titolo della rassegna che spazia dal pop surrealismo all’arte sacra, ispirandosi a grandi artisti, con un filo conduttore, combattere il cibo spazzatura e le multinazionali. Comme d’habitude il Margutta riesce ad appagare stomaco e cervello, coniugando prodotti culinari di qualità a opere eterogenee che catturano l’attenzione di un pubblico vario. In questo caso è un atto di denuncia a richiamare l’attenzione dei visitatori che, attraverso colori e pennellate, potranno arrivare a comprendere il messaggio di fondo espresso dagli artisti. Un racconto per immagini che condanna l’industria del cibo che, invece di mandare un messaggio positivo sull’alimentazione, ha contribuito in prima persona ad alterare la qualità dei prodotti che consumiamo. Un percorso di mercificazione del cibo che va dagli anni Cinquanta, con il proliferare dei fast-food, e che ha portato a conseguenze drammatiche sociali, tra cui l’obesità, la perdita di identità culturale, e a un divario netto tra mondo occidentale e orientale. Oggi nuovi studi e una nuova sensibilità stanno dimostrando come esistano valide alternative a questa deriva e, a dimostrarlo, anche il contributo di artisti come quelli presenti in mostra: Dorothy Bhawl, Marco Colletti, Ezia Mitolo, Moby Dick, Antonella Pagnotta, Pier The Rain, Mauro Sgarbi, Elio Varuna, Corrado Veneziano, e per courtesy della Galleria Federica Ghizzoni di Milano, Sara Baxter, Giovanni Crovetto e Romana Zambon. La mostra, voluta da Tina Vannini e curata da Francesca Barbi Marinetti e Marcello Francolini, sarà visitabile sino a metà dicembre. Info: www.ilmargutta.bio

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