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Eleonora Anna Bove

La Puglia è storicamente una terra ricca di fascino. I suoi paesaggi così differenti, il mare, gli ulivi e tradizioni ben radicate l’hanno sempre caratterizzata come una meta ambita. Ma è anche il punto di partenza per tanti artisti, giovani e non, che qui sono nati per poi raggiungere obiettivi importanti. Tra questi giovani c’è anche Eleonora Anna Bove. Classe 1991. All’età di 10 anni inizia ad essere affascinata dal linguaggio e, nonostante la sua propensione per l’arte, intraprende gli studi linguistici che prosegue tuttora all’Università del Salento. Abbandona il sogno di diventare una costumista e prova la strada della fotografia, come fotomodella, perseguendo parallelamente l’aspirazione di diventare una fotografa attraverso la curatela di una rubrica di arte e fotografia per Salento Flash e D-Art. Da circa un anno produce collage interamente fatti a mano, dove la realtà incontra l’immaginazione. I suoi collage prendono ispirazione dall’artista Eugenia Loli, nonostante la sua intenzione sia quella di interpretare il proprio inconscio. L’abbiamo incontrata per conoscere meglio il suo percorso e i suoi lavori.

Dagli studi in lingue a costumista, dalla fotografia a fotomodella fino a curatrice di una rubrica di arte. Così giovane e così eclettica. Da dove nasce la passione per tutte queste forme d’arte?
«Dalla mia insofferenza verso la noia. Quando avevo circa dieci anni amavo acquistare libri d’arte, raffigurati; mi facevano sognare ad occhi aperti e mi emozionavano quando mi sentivo priva di stimoli. Sfogliavo tanto anche le riviste di moda, dove ho iniziato ad apprezzare la fotografia. Essendo la più piccola di tre sorelle, era molto facile che in casa circolassero riviste di questo tipo. In quello stesso periodo, ho iniziato a disegnare abiti ed è maturata in me l’idea di studiare per diventare una stilista. In particolare, desideravo disegnare costumi per il cinema e il teatro: era il mio sogno. Affascinata dal linguaggio, in tutte le sue forme, ho scelto poi la strada delle lingue e letterature straniere. La passione per la fotografia nasce più tardi. Credo che nessuna di queste passioni escluda l’altra: sono tutte parte di me.

Particolarmente affascinata dalle opere di Eugenia Lolli, hai creato uno stile “collage” del tutto unico e personale.
«In realtà, è tutto frutto del caso. I miei collage, che sono interamente realizzati a mano, sono nati per scacciare la noia. Mi trovavo in un mercatino dell’usato in compagnia di un amico e ho adocchiato delle vecchie cartoline che nessuno acquistava. Io sono sempre stata affascinata da tutto ciò che richiama altri tempi e ho deciso di acquistarle. Nello stesso giorno ho acquistato delle enciclopedie con l’idea di servirmene per realizzare dei collage. Con l’ausilio dei nuovi mezzi di comunicazione, nello specifico la piattaforma Instagram, ne approfittavo per approfondire la conoscenza di artisti contemporanei, soprattutto fotografi. Mi avevano molto colpito i collage di Eugenia Lolli, che è stata forse fonte di ispirazione ma alla quale non mi permetterei mai di paragonarmi».

Come riesci a coniugare l’attività di fotomodella a quella di artista? Cosa ti spinge a non tralasciare uno dei due ambiti?
«Artista é una parola che mi fa quasi paura. Per me l’arte è qualsiasi forma di espressione, è qualcosa di mentale. Quindi, non ritengo che quello che porto avanti come fotomodella si allontani dal resto».

Quanto pensi che possa aver influito la tua terra d’origine nel tuo spirito artistico?
«Sarò sincera: poco e niente. Se non avessi avuto la curiosità e uno spirito cosmopolita, probabilmente non mi sarei mai interessato a quello che abbiamo menzionato prima. Devo ringraziare però il mio amico Riccardo Schirinzi in arte Charlie Davoli, salentino anche lui, con cui ho avuto modo di confrontarmi. Le sue opere si avvicinano un po’ al mio stile, nonostante le sue siano realizzate a livello grafico».

Hai già all’attivo alcune mostre?
«Ho avuto la possibilità di esporre in due occasioni a livello locale. La mia soddisfazione è stato ascoltare i commenti del pubblico che definiva le mie opere “strane”. Incuriosire è la mia finalità. L’arte dei collage non credo che sia molto conosciuta a livello locale. Molti degli osservatori credevano addirittura che fossero delle opere degli anni ’50/’60».

Quali sono i tuoi progetti, le tue ambizioni e i tuoi sogni?
«Sogno di non smettere mai di sognare».

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