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Raphaële Bezin

Direttamente dal nostro ultimo cartaceo, l’intervista a Raphaële Bezin, che dopo una residenza all’Atelier Wicar, espone le sue opere nell’ambito della mostra Format à l’Italienne, a Lille, insieme a Fabien Marques, Marc Mounier-Kuhn e Matteo Nasini, vincitore del Talent Prize 2016.

Raphaële Bezin è una giovane artista francese, la sua indagine estetica è dedita alla selezione e alla reinterpretazione di materiale cinematografico che, sapientemente e in modo creativo, rielabora attraverso storie sonore costruite grazie all’aiuto del playback. Attraverso il programma di residenze portate avanti dall’Atelier Wicar, Bezin è stata tre mesi a Roma per lavorare a un ambizioso progetto dedicato al cinema italiano: redigere una mappa topografica dei film che hanno reso celebre la città eterna. Abbiamo incontrato l’artista per comprendere le tematiche del suo lavoro e per capire come Roma abbia influenzato e ispirato il suo processo creativo. 

La tua ricerca affonda le radici nella videografia e in generale nel repertorio cinematografico, quali sono le tematiche che affronti nel tuo lavoro?
«Il mio campo di studio si basa su materiale cinematografico preesistente, non credo di avere una tematica privilegiata, le mie sono storie sonore, come in una sorta di collage, prendo in prestito le immagini e le trasformo attraverso il playback reinterpretando completamente i film che seleziono».

Qual è il progetto su cui hai lavorato nei mesi di residenza a Roma?
«Ho ricostruito letteralmente una mappa della città attraverso i film che sono stati girati a Roma. Ho cercato le strade, le piazze e i luoghi che hanno fatto da sfondo alle pellicole cinematografiche, riscrivendo una vera e propria topografia ispirata e dedicata ai registi che qui hanno lavorato».

L’Atelier Wicar consente ai suoi borsisti di risiedere nel cuore di Roma, qual è stato il tuo approccio con la città e come ti sei relazionata al tessuto urbanistico e sociale?
«La cosa più interessante che ho trovato sono le persone con cui mi sono confrontata. Ho avuto la fortuna di incontrare alcuni professori di storia del cinema che mi hanno aiutata e indirizzata nella mia ricerca. Roma è davvero un movie set straordinario, ho imparato a conoscerla e a sondare diversi aspetti legati alla sua evoluzione urbanistica come, ad esempio, nei cambiamenti che alcune zone hanno subito negli anni. La cosa più strana è aver notato come piazza del Popolo fosse negli anni ’50 un parcheggio per le automobili, è incredibile osservare il suo cambiamento. Non solo, ho approfondito l’area del centro storico, ho toccato anche la conoscenza di molte periferie, studiando, soprattutto, i film di Pierpaolo Pasolini e di Vittorio De Sica».

Quali sono stati gli autori che hai scoperto e che ti hanno affascinato di più durante la realizzazione del tuo progetto?
«Sicuramente posso dire di aver approfondito il cinema di Mario Monicelli, è un regista geniale che è riuscito a coniugare perfettamente la vena comica dei suoi lavori agli aspetti più tragici del quotidiano».

Durante la tua formazione hai ricevuto delle influenze visive ed estetiche che hanno accompagnato il tuo lavoro?
«Guardo all’opera di tantissimi artisti. Alcuni artisti cinesi, ad esempio, lavorano su un tipo di linguaggio video a me molto vicino, che si rifà alla concezione di architettura ideale dalla forte impronta utopica. La cartografia antica è sicuramente la base di partenza di alcuni miei lavori. Nel contemporaneo, invece, amo molto l’artista statunitense Olivier Michael, i suoi fotomontaggi generano paesaggi fantastici e surreali». 

BIO
1987
Nasce il 28 giugno a Parigi

2008
Consegue la laurea in Arte ed estetica all’università Parigi I, Sorbonne

2010
Ottiene un dottorato in arte all’università Parigi I, Sorbona

2014
Finisce un corso di quattro anni al National Superior School of Arts a Parigi Cergy

2016
Completa il percorso biennale post-diploma al Fresnoy – National Studio of Contemporary Arts

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