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I musei di sound art parlano tedesco

Non avete mai sfogliato il nostro cartaceo? Per farvi recuperare abbiamo selezionato un pezzo dal numero #109. L’articolo è parte del focus dedicato ai rapporti fra arte e suono. Qui, qui e qui altri interventi della sezione

Il suono sembra essere una delle tendenze maggiori nel mondo dell’arte contemporanea. Un’affermazione che emerge frequentemente oggi per rappresentare una strana unione: il mondo dei suoni e l’arte contemporanea. Uno strano binomio soprattutto perché, fino a qualche anno fa se si parlava di suoni ci si riferiva principalmente ad ambiti musicali, a forme percettive più vicine al concerto o alla musica registrata. Eppure nell’arte contemporanea il suono sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Ma come è possibile? Semplificando si potrebbe affermare che basta aggiungere la parola arte a quella di sound. Oggi, infatti, la cosiddetta sound art è la forma contemporanea tra le più praticate e attese, a tal punto da essere esposta e presentata in musei e festival tra i più importanti al mondo. Sempre più centri di ricerca, musei, gallerie, stanno dedicando interi settori alla sound art o, addirittura, intere strutture dedicate.

E se nel nostro Paese è ancora poco visibile, ancora una volta a fare da leader è la Germania: un paese che da molto tempo sta puntando sui rapporti fra arte e new media e, in particolare, sul ruolo dei suoni all’interno dello sviluppo tecnologico. DallAkademie der Kunste a Berlino, la Hochschule für Grafik und Buchkunst a Lipzia, l‘INM- Institut für Neue Medien a Francoforte, fino all’avvento di uno dei centri più importanti al mondo per le media art, lo ZKM- Zentrum Fur Kunst und Medientechnologiee a Karlsruhe, questi luoghi sono la dimostrazione della volontà di una nazione di investire, già da molto tempo, in territori nuovi e ancora tutti da sperimentare. Non è un caso che le poche gallerie private che si sono focalizzate sulla sound art si trovino proprio qui, in Germania, come ad esempio la Galerie Mazzoli a Berlino, diretta da Mario Mazzoli.


E non è un caso che proprio lo ZKM sia stato il luogo che ha attestato l’importanza nel mondo della sound art con l’esposizione Klang Als Medium der Kunst, a cura di Peter Weibel. Una mostra che rilegge il mondo del suono in un gioco di rimandi temporali, nel tentativo di cercare nuovi intrecci interpretativi. Eminenti artisti quali Joseph Beyus, Nam June Paik, Bruce Nauman, messi a confronto con artisti più contemporanei quali Carsten Nicolai, Alvin Lucier, a loro volta in dialogo con più giovani quali Scenocosme o Roberto Pugliese, per citarne alcuni. Non stupisce, dunque, su questa linea, assistere alla nascita di due centri interamente dedicati alla sound art: il Momem-Museum of Electronic Music a Francoforte e il Living Archive of Elektronika. Il Momem in particolare aprirà nel 2019 nella sede attuale del Kindermuseum (museo dei bambini) e il direttore designato per ora è Alex Azary, compositore, dj ed esperto di musica elettronica. La fondazione di questi due centri è la dimostrazione di una tendenza del mondo dell’arte contemporanea a considerare l’universo dei suoni come un fenomeno da trattare separatamente, come espressione a sé stante.

Il fattore interessante è, ancora una volta, l’idea di attestazione storico-culturale che fa da sfondo ai questi due centri. Una necessità sempre più urgente di archiviazione e di ricerca su una storia che si fa ormai complessa e che necessita di approfondimenti. 
Ma ancora più degno di attenzione è il fatto che questi due centri convoglino non solo l’universo del suono legato all’arte contemporanea, la già citata sound art, ma anche l’universo considerato fino a qualche tempo fa underground, definito spesso da club: la cultura techno, vjeing o la musica elettronica. Una necessità che si pone fra i confini di ciò che chiamiamo arte, musica, suono, performance, e che sempre di più oggi ci chiede di essere, in questa trasversalità, analizzata. Solo così nuove frontiere possono essere esplorate e nuovi stimoli possono arrivare al mondo dell’arte contemporanea. Una lezione che, forse, anche in Italia è giunta l’ora di imparare.

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