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The Iceberg

Non avete mai sfogliato il nostro cartaceo? Per farvi recuperare, vi proponiamo un pezzo dal numero 109 

Oltre ai circa due miliardi di informazioni che Google è in grado di indicizzare, ne esistono almeno altre 500. La rete conosciuta dai più non è che la punta di un iceberg, che nasconde il cosiddetto Dark web, composto da siti privati e risorse non agganciate dai motori di ricerca, consultabili solo da quella nicchia di conoscitori in grado di penetrare questo abisso di informazioni. Proprio quel che esiste al di là del web è oggetto di ricerca per Giorgio Di Noto. Il lavoro, intitolato The Iceberg, rivoluziona l’idea della fruizione, costringendo lo spettatore a fuoriuscire dal semplice e pigro atto del guardare. «Un presupposto importante del mio lavoro – racconta l’artista – è utilizzare un mezzo che abbia sempre una connessione forte con il contenuto del progetto stesso e che ne possa arricchire quindi l’esperienza e il significato». Lo spazio che si presenta all’occhio è quello di una stanza bianca, le cui immagini stampate con inchiostro speciale sono rese visibili attraverso l’uso di una torcia a luce ultravioletta, come quelle utilizzate per la rintracciabilità di residui organici o droghe. «Avevo già sperimentato questi inchiostri invisibili – continua Di Noto – e ne ero molto affascinato. Quando poi ho iniziato a lavorare sul Dark web ho pensato che il miglior modo per rappresentare quelle immagini fosse sottolineare la loro invisibilità, un po’ come nel Dark web si può accedere solo con uno specifico browser. Mi interessava creare un’installazione in qualche modo interattiva, in cui il pubblico avesse un ruolo determinante e potesse gestire autonomamente l’esperienza della visione di queste immagini». Sulle pareti sono visibili solo alcune fotografie apparentemente prive di logica. «La stanza vuota – precisa l’artista – o meglio con solo alcune immagini a caso apparentemente senza senso, è un contrasto necessario per rappresentare l’idea che, soprattutto su internet, navighiamo sempre solo in superficie e che quello che c’è sotto può essere particolarmente interessante quanto a volte inaspettato. Tra le immagini del progetto ci sono alcuni dipinti ma è del tutto casuale e non c’è alcuna precisa intenzione di fare confronti con icone dalla storia dell’arte. Nell’installazione queste immagini sono visibili e stampate normalmente, proprio perché sono immagini già esistenti che abbiamo già visto e possiamo trovare nel web». Eccola superata la punta dell’iceberg, al di là della quale l’artista permette di addentrarsi. Si tratta di fotografie di ogni genere, caricate anonimamente e destinate a estinguersi. Esistono realmente immagini che possono essere distrutte? O, come teorizzato da George Didi-Huberman sono dotate di una vocazione esistenziale alla sopravvivenza, al malgrado tutto? «L’idea di lavorare – conclude Di Noto – con immagini effimere e destinate a scomparire è un’idea che mi porto dietro da tempo, provare a creare io stesso in qualche modo degli archivi impossibili. A ogni modo l’idea non è salvarle per farle sopravvivere ma il tentativo di rappresentare questa loro temporaneità e, come in questo caso, invisibilità».

Info: giorgiodinoto.com


BIO
1990
Nasce il 23 maggio
2011
Inizia la ricerca sul linguaggio fotografico, sperimentandone i materiali e i processi
2012
Vince il premio Marco Pesarasi e partecipazione al Reflexion Masterclass grazie al progetto The Arab Revolt
2013
Riceve una menzione nel The Photobook. A History. Vol. III by Martin Parr e Gerry Badger
2014
Partecipa Joop Swart Masterclass e inizio progetto The Iceberg
 

 

 

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