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Regola

Nell’ambito del festival di arte contemporanea Lands end a Palazzo Comi a Gagliano del Capo, arriva Regola, il nuovo ciclo di opere di Daniele D’Acquisto, con un’esposizione dall’attitudine marcatamente site specific, affidata alla curatela di Lorenzo Madaro, e visibile sino al 14 agosto prossimo. Regola racconta il rigore, l’esaltazione di un archetipo da riscoprire, da celebrare e sviluppare in forme nuove ma zelanti nel difendere la loro origine, il passato come memoria visiva: il comò dei primi del Novecento della famiglia D’Acquisto, di cui l’artista ha smantellato intere porzioni, rappresenta il modello, il marchio, la forma preesistente e primitiva che inevitabilmente si trasforma con persistente inerzia.

Le opere di D’Acquisto idealmente tracciano un segno riconducibile al concetto di «archiscrittura», intesa come la forma ideale della scrittura preesistente nell’uomo prima della creazione del linguaggio e da cui si origina quest’ultimo, perché l’arte è soprattutto poesia visiva: così nascono i cinque monoliti di Regola, parallelepipedi irregolari di legno okumè, raccordati alle pareti al pavimento e al soffitto da elementi scarni in metallo e da tracce in feltro, volti a generare porzioni di spazio inedite, inconsuete, ulteriori.

L’allestimento è concepito all’insegna della teoria del flusso (flow), introdotta nel 1975 dallo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi, consistente in un’esperienza ottimale come stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività, condizione caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: questo flusso, per D’Acquisto, riguarda la fase di concepimento e produzione dell’opera, ma prosegue senza sosta alcuna anche nella fase di allestimento del lavoro, che si riflette poi in una relazione totalizzante artista-opera-spettatore.

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