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The private eye

Un volume cartonato, di grande formato orizzontale. Un taglio fuori dal comune, a maggior ragione per una graphic novel, che però la dice lunga sull’originalità dell’opera scritta da Brian K. Vaughan e illustrata da Marcos Martin e Muntsa Vicente (che si è occupata del colore). Definito dalla stampa estera «un’eccellente riflessione sulla privacy e su ciò che in futuro dovremo fare per proteggerla», The private eye (Bao publishing, 304 pagine, 29 euro) è una graphic novel con un focus decisamente (e dolorosamente) attuale, una vicenda capace di gettare uno sguardo serio – perché no? – su un terrore comune: quello che i nostri piccoli, grandi segreti e misfatti digitali, un giorno, ci rovineranno.

”Dopo la caduta del cloud” è il sottotitolo del volume, la cui storia prende il via quando un evento denominato flood riesce a far collassare il sistema cloud, sdoganando online tutte le informazioni top secret che vi erano conservate («in un futuro non troppo distante, tutti avranno un’identità segreta»). Chat, foto, messaggi audio, mail: una tragica fuga di dati a livello planetario. Tutto è divenuto di pubblico dominio, rivelando la fragilità del sistema e, soprattutto, divulgando una serie di episodi e di dettagli che sarebbero dovuti restare privati. Con quali conseguenze? Lo sviluppo, da parte di ogni singola persona, di una strenua difesa della privacy. Tanto ossessiva da far sì che ognuno vada in giro con camuffamenti più o meno tecnologici, spesso inquietanti (in questo senso la cover del volume è tutto un programma), evitando accuratamente di mostrare il volto.

Così, in una Los Angeles futuribile (siamo nel 2076), «una città che ha sempre avuto un rapporto complicato con la fama e i segreti», un paparazzo senza licenza indaga su un delitto inspiegabile. Cosa potrebbe accadere se un giorno tutti i nostri dati, condivisi con governi e multinazionali, diventassero fruibili a chiunque? Se il cloud si aprisse, rendendo accessibile tutto a tutti? Domande inquietanti, ma che in una società sempre più connessa – pardon, iperconnessa – non sono poi così prive di fondamento. La serie Black mirror, i cui episodi risultano legati da un filo conduttore (l’incedere delle nuove tecnologie, nonché l’assuefazione ad esse e i loro effetti collaterali) può risultare, in questo senso, di grande insegnamento. Famiglie distrutte, carriere disintegrate, amicizie interrotte. L’occhio privato è una lettura avvincente, una riflessione profonda (il fumetto è anche questo) su quanto la nostra quotidianità sia condizionata dai media, dalla comunicazione a tutti i costi. Una voglia eccessiva di apparire che qui sfocia nel suo esatto contrario: scomparire per sopravvivere. L’anonimato al posto della notorietà, dunque, ma a quale prezzo? Prima dell’uscita del volume, Brian K. Vaughan ha spiegato: «Questa è una storia sulla privacy, a prescindere che la battaglia della nostra generazione per essa faccia bene o male alla società. Non so la risposta, quindi voglio fare un fumetto per capirlo».

Info: www.baopublishing.it

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