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Cortona On The Move

Alcuni sette anni fa sapevano poco e niente della Fotografia. Le immagini di guerra sui giornali, quelle dei reportage di viaggio e le foto perfette delle riviste di moda erano diverse, ma in pochi sapevano in che modo. Noi italiani, del resto, siamo viziati. L’arte è dappertutto, è qui, quasi scontata, e nel peggiore dei casi è sinonimo di zona a traffico limitato. Di conseguenza la Fotografia, arte giovane, non viene studiata nelle scuole e non è trattata con il rispetto che merita. Sette anni fa, a Cortona, è nato il Festival Cortona On The Move e chi lo ha frequentato ha iniziato a capire. Le mostre, le fiere e i festival di Fotografia sono troppo spesso fatti dai fotografi per i fotografi e ci vanno solo i fotografi o quelli che vorrebbero fare i fotografi da grandi. Cortona ha fatto venir voglia ai non addetti ai lavori di leggere Roland Barthes, Joan Fontcuberta e di visitare ogni mostra possibile, da Henri Cartier-Bresson a quella del proprio cugino. Nel luglio successivo il pubblico è tornato a Cortona. E poi è tornato ogni anno, sempre più numeroso. Cortona On The Move ha mostrato la bellezza del silenzio degli Eremiti del Terzo Millennio di Carlo Bevilacqua, le dinamiche farsesche dei poteri religioso, economico e politico attraverso le immagini della Trilogy di Christian Lutz, ha fatto affrontare al pubblico la paura irrazionale del futuro con il lavoro Maybe di Phil Toledano, ha dimostrato quanto lavoro e quanto investimento personale ci fossero dietro il progetto The Heavens di Gabriele Galimberti e Paolo Woods, complessa indagine sui paradisi fiscali, ha risvegliato reminiscenze di studi classici con le luci caravaggesche dell’intenso lavoro The Afghans di Adam Ferguson. Ogni anno, in quei quattro giorni di inaugurazione, il pubblico assorbe storie e cambia punti di vista.

La Fotografia è un’arte ibrida. Ogni lavoro è un libro da leggere, un racconto quasi sempre fatto di immagini anziché di parole. Chi ha frequentato Les Rencontres d’Arles, Vevey con le sue prodezze installative, Perpignan, Paris Photo modaiola e qualsiasi altra manifestazione in cui ci siano stampe attaccate alle pareti, sa bene che nessun posto è come Cortona. L’intuito di Arianna Rinaldo e la visione di Antonio Carloni sono il primo ingrediente. Le serate al Cacio Brillo, in cui si chiacchiera allo stesso tavolo con Joel Meyerovitz e con Damiano, uno dei meravigliosi volontari del Festival, Dougie Wallace, in mostra ormai tre anni fa, ma sempre presente con il suo cappello di paglia e la macchina fotografica, le cene innaffiate dal Chianti, la ciaccia con il cinghiale e il calore dei padroni di casa Alessio Barbini e Nicola Tiezzi fanno tutto il resto. Sulle scale del teatro Signorelli capita di stringere la mano a Sarah Leen, direttrice della fotografia di National Geographic, e James Estrin, Senior Photographer al New York Times e fondatore e co-direttore di Lens, ma anche di fumare cento sigarette con Cristina Vatielli parlando delle Donne di Picasso, di femminismo e di futuro. E magari proprio in quel momento passa Donna Ferrato e sorride. Alla fine, quelli che si occupano di arte, di guerra, di diritti negati, di chiodi e di livelle, di video e di interviste finiscono a ballare tutti insieme. Ed è perfetto.

Dal 13 luglio al 1 ottobre 2017, info: www.cortonaonthemove.com/it

 

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