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Tutto su Inside Art #110

Una statuetta a forma di ippopotamo introduce i lettori al numero 110 di Inside Art. Si tratta della copertina di Corinna Gosmaro, realizzata appositamente per noi e in vendita su insideartgallery.eu con le altre cover d’artista dei numeri precedenti. Un lavoro che contiene una riflessione sul passaggio di una statuetta da oggetto rituale a reperto storico e che sulla nostra copertina torna ad acquistare un’aura di magia.

Proprio l’artista apre le pagine del giornale, raccontando la sua ricerca, incentrata sull’importanza della memoria ed espressa attraverso l’uso di stratificazioni in poliestere, che diventano metafore di un archivio. Il secondo artista del primo sfoglio, l’inglese Jack Fisher, si immerge nel web per testare le reazioni del pubblico e le interazioni tra gli utenti, ad esempio invitandoli a inviare foto delle loro feci.
Dall’Inghilterra sbarchiamo in Francia con Antoine Renard, artista con un’attitudine da biologo, che si interessa alle trasformazioni della natura e al deterioramento della materia, fino a mettere in scena un’umanità ridotta a fossile. Si ritorna in Italia con Fabio Dartizio, che nella sua pratica artistica dosa con abilità il fascino per l’astronomia e la passione per le parole, come l’idea che il fulmine sia un’unità di misura poetica. Tutt’altra ricerca quella di Lino Strangis, che ha fatto del video il suo linguaggio artistico. Partendo da basi filosofiche cerca di portare la realtà al limite attraverso la tecnologia e la scienza. Quest’ultima è anche alla base delle opere di Giacomo Raffaelli, sperimentazioni scientifiche in piena regola, al centro delle quali c’è il chilo, o meglio il suo prototipo, usato fallacemente come sistema di misurazione assoluto. Chiude la sezione dedicata agli artisti il portfolio di Luca Massaro, che con Vietnik ci racconta attraverso una serie di immagini una storia schizofrenica, in cui materiale d’archivio e costruzioni fittizie si mescolano in modo eterogeneo.

Al centro del numero il nostro Focus, questa volta dedicato ai rapporti tra Arte e Design. A introdurci nel vivo dell’argomento Damiano Gullì, critico d’arte e designer, che ripercorre la storia di un rapporto dall’Ottocento a oggi. Parlarci dell’attualità spetta a Marie-Ange Brayer, senior curator al Centre Pompidou, che ritrae la situazione dall’arrivo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale. La parola passa poi a Charley Vezza, Global creative orchestrator e proprietario di Gufram che, in un’intervista racconta come la sua azienda abbia fatto la storia del Radical design. Un pezzo sul New Design Museum presenta la riapertura del museo londinese, dalla campagna di crowdfunding “adopt an object” fino alle sue prime mostre che portano i visitatori in California. Chiude il focus una carrellata di opere d’arte che fanno incursione in modo più o meno evidente nel mondo del design.

Tra gli eventi, invece, non potevamo non dedicare un articolo all’Arte Povera, che quest’anno celebra i suoi cinquant’anni, e lo abbiamo fatto attraverso le parole di Michelangelo Pistoletto, uno dei suoi maggiori esponenti. Dall’arte “povera” passiamo invece alla tecnologia, diventata fondamentale per fruire mostre come Van Gogh Alive, mostra multimediale giunta alla sua tappa bolognese.
Tra i personaggi intervistati troviamo Oliviero Rainaldi, esempio di uno scultore italiano che con la sua arte è riuscito ad affermarsi anche all’estero, fino ad arrivare a Dubai, convinto tuttavia che: «non bisogna dimenticarsi delle proprie radici». Un pensiero probabilmente condiviso anche da Giorgio de Finis, uno dei più papabili nomi in lizza per l’incarico a direttore del Macro, che da tempo sostiene l’importanza della diversità e la collettività. Antropologo di formazione, è anche fondatore del Maam, museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz_città meticcia. Chiude la sezione personaggi l’intervista a Marco Guglielmi, artista che si muove costantemente dal campo visivo a quello sonoro e che, insieme al collettivo 11 HellHeaven, di cui è fondatore, ha aperto la stagione espositiva del nostro spazio, Fondamenta.

Nella sezione spazi troviamo invece un approfondimento su Magazzino Italian Art, polo museale aperto a un’ora da New York e dedicato completamente all’arte italiana che ha aperto le porte a giugno con una mostra dedicata all’Arte Povera. Non poteva mancare un’intervista a Cecilia Alemani che quest’anno ha curato il Padiglione Italia ispirandosi al Mondo Magico di Ernesto de Martino. Chiude le nostre pagine un botta e risposta con Rodolfo Gaffino Rossi, direttore del Mauto, Museo dell’Automobile di Torino che ospita la mostra Crossroads, un percorso che unisce cinema, arte e automobili rendendo chiaro come queste ultime possano essere considerate prodotti culturali.

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