East art stories

IRWIN di ritorno alla Biennale di Venezia

Nel mosaico di padiglioni nazionali, organizzati nelle tradizionali strutture dei Giardini e, per chi non c’è posto, occupando sempre più palazzi e spazi alternativi in tutta Venezia, il NSK State Pavilion, ospitato nel Palazzo Ca’ Tron, è in tutto e per tutto, un padiglione anti-nazionale. Lo è, in primo luogo, per la sfida contro la gravità lanciata a chi vi entra già dalla prima stanza, il cui pavimento è talmente inclinato, che servono un paio di buoni minuti per abituarti alla nuova, insolita posizione dalla quale ti viene richiesto di proseguire.

Questa è la ”stanza del disordine globale”, una sorta di investigazione, allestita in veste quasi museale, quasi che sia un inventario enciclopedico di una ricerca recente di laboratorio, su ciò che di buono e di male c’è in Europa. Sulle pareti e nelle vetrine, le risposte di 100 ”intervistati”, una sfilata di idee e di testimonianze, ma già il posizionamento upside down dà un’idea di quale sia il pensiero dominante di chi ha organizzato questo padiglione. Sotto l’occhio attento dei custodi, che sorvegliano il tuo lento adattamento al salire il pavimento delle idee europee rovesciate, arrivi in cima alla stanza e da qui passi in uno spazio secondario, inteso a rappresentare un nuovo ordine. Come dopo aver attraversato una frontiera, ti ritrovi in un’ampia stanza, letteralmente in un nuovo stato che fino a un certo punto, copia l’elementare organizzazione statale criticata nella prima stanza: anche qui hai bisogno del visto, ma prima di ottenerlo, devi salire su una scala enorme – l’ufficio visti è sospeso quasi sul soffitto, per seguire la stessa sfida contro la gravità – e soprattuto devi prima aderire ai principi di questo nuovo stato, tra cui respingere l’idea di territorio e di frontiere nazionali, e manifestarti a favore della legge transnazionale.

Non era previsto nella performance, ma una strana coincidenza ha fatto sì che, al momento in cui sono arrivato in questa seconda stanza, la scala per accedere all’ufficio visti non era disponibile, e l’ufficio, sospeso a 4 metri sopra di noi, sembrava lo statement più chiaro dell’inaccessibilità anche di questo nuovo ordine e del nuovo stato. Per i conoscitori, NSK State in Time è un progetto svolto da ormai 15 anni dal gruppo sloveno IRWIN, un collettivo formato da cinque artisti, affermati negli anni ’80 come parte del noto movimento artistico Neue Slovenische Kunst, che incorporava altri gruppi attivi non solo nell’arte, ma anche nel teatro, nella danza, nella letteratura e nella filosofia – Laibach, Cosmokinetic Cabinet Noordung, New Collectivism e Il Dipartimento per la Filosofia Pura e Applicata.

Neue Slovenische Kunst è stato sinonimo di un’emancipazione culturale e artistica unica in Europa, avvenuta sotto il comunismo, originando un pluralismo culturale che si è dimostrato vitale al momento della frammentazione dell’ex Iugoslavia negli anni ’90. Per gli IRWIN – incaricati dagli altri rappresentanti NSK di fondare uno stato globale, governato da leggi totalmente diverse da quelle in funzione in campo geo-politico – l’espressione collettiva è ritenuta talmente importante da essere posta al disopra dell’espressione artistica individuale.

NSK State in Time è stato fondato nel 1992, concepito in quanto entità utopica, senza territorio fisico e senza alcuna identificazione con un principio nazionale. NSK State ha iniziato a rilasciare passaporti nel 1993 e attualmente conta attorno a 15.000 cittadini in tutto il mondo. Tra gli artisti VIP che hanno richiesto la cittadinanza NSK, Marina Abramovic e Slavoj Žižek. Ha organizzato consolati e ambasciate temporanee a Mosca, Berlino, Firenze, Sarajevo e a New York, mentre il primo Congresso dei Cittadini NSK ha avuto luogo nel 2010 a Berlino, momento in cui – secondo gli IRWIN – il NSK State in Time ha cominciato la sua vita indipendente dai suoi creatori, dove i cittadini si incontrano tra loro e intrattengono anche un sito online. Oltre l’allegoria dell’antinazionalismo e la divulgazione dei punti dolenti dell’attuale organizzazione europea, il progetto degli IRWIN rimane un forte manifesto di un’opera in progress, ancora di grande attualità. Bisogna ricordarsi che gli IRWIN hanno partecipato per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1993, e lo hanno fatto con lo stesso progetto di oggi, NSK State in Time, soltanto che a quei tempi, lo stato NSK era appena nato; in più, all’epoca, gli IRWIN hanno rappresentato la Slovenia nel primo padiglione nazionale dopo la conquista dell’indipendenza dall’ex Iugoslavia. Dunque, il primo padiglione nazionale della Slovenia accoglieva nel 1993 un gruppo artistico che proponeva una nuova configurazione statale, opponendo alla terribile realtà delle guerre nazionalistiche un nuovo stato dove la coesistenza pacifica di diverse culture e idee artistiche era resa possibile.

Se nel 1993 il padiglione di IRWIN era, in un certo qual modo, circoscritto o almeno derivato a livello di idee da una realtà locale e nazionale – la Slovenia –, 15 anni dopo, il gruppo ritorna a Venezia con lo stesso NSK State in Time, questa volta puntando non alla Slovenia, ma all’Europa e ai suoi dilemmi attuali, mettendo in discussione l’idea di stato, nazionalità, identità, migrazione e cittadinanza. Molto significativa in questo contesto la conferenza che ha inaugurato il padiglione a maggio, tenuta dal filosofo e psicoanalista, Slavoj Žižek, The Final Countdown. Europe in the Valley of Decision. Altrettanto importante il lavoro incrociato svolto dagli IRWIN per questo NSK State reloaded a Venezia, dove hanno collaborato con artisti direttamente legati all’esperienza della migrazione, quali Ahmet Ögüt, uno dei più conosciuti artisti di origine curda e turca in Europa, che ha realizzato il design della stanza del disordine. Il padiglione NSK State rimane aperto fino al 15 luglio.

Commenti