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Colori e tecnica dell’Arazzeria Pennese in mostra al Macro

Dal 23 giugno al Macro di Via Nizza apre al pubblico Arazzeria Pennese. La contemporaneità del basso liccio a cura di Barbara Martusciello. Fondata nel 1965 e attiva fino al 1998, l’Arazzeria Pennese rappresenta un’eccellenza dell’artigianato artistico di Penne, antico borgo medioevale della provincia di Pescara. A differenza delle arazzerie che operano in Italia ed Europa – che lavorano ad alto liccio – il laboratorio segue delle proprie caratteristiche tecniche, con telai artigianali a quattro licci. La tessitura di un arazzo a basso liccio prevede una collaborazione stretta con l’artista sia nella prima fase di realizzazione del cartone sia nella scelta cromatica delle lane (mazzette) preparate miscelando una serie di fili di lana colorati che per titolo e rispondenza cromatica diventano le trame del tessuto. I risultati brillanti ottenuti fin dall’inizio, fecero in breve tempo dell’Arazzeria Pennese un centro di grande risonanza internazionale e sono molti gli artisti che hanno fornito i loro bozzetti all’Arazzeria e collaborato con le loro idee e suggerimenti alla tessitura:Marcello Avenali, Afro Basaldella, Diana Bylon, Remo Brindisi, Primo Conti, Antonio Paradiso, le figlie di Giacomo Balla e Giuseppe Capogrossi, il cui arazzo, lungo più di 8 m, è attualmente esposto nella Galleria della Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II di Roma.

Il nuovo percorso dell’Arazzeria è iniziato nel 2014 con le più giovani tessitrici dell’Arazzeria storica, Erminia Di Teodoro e Lolita Vellante, entrambe di Penne e con esperienza trentennale nella tessitura degli arazzi. Il laboratorio – il cui settore contemporaneo è stato affidato alla cura di B. Martusciello – ha istituito rapporti diretti con Tirelli, Di Fabio, Varotsos, Nasini e Mastrovito, i quali hanno realizzato i bozzetti che sono stati poi tradotti in cartoni per gli arazzi. La tessitura avviene con il contributo dell’artista stesso, si crea cioè un rapporto simbiotico tra l’opera proposta, la realizzazione del cartone, la scelta delle mazzette e la manualità delle tessitrici. Le campiture cromatiche del cartone vengono studiate nel rispetto dell’opera ma vivono di un’autonomia propria che è alla base della traduzione tessile e costituisce la parte più nobile dell’arazzo.

In mostra fino al 3 settembre, si possono ammirare alcuni grandi arazzi di Giacomo Balla e Afro, parte dell’arazzeria storica, e la nuova produzione contemporanea costituita da arazzi di Alberto Di Fabio, Matteo Nasini, Marco Tirelli, Costas Varotsos e materiale preparatorio del recentissimo arazzo di Andrea Mastrovito, che viene presentata ufficialmente a chiusura della mostra con un convegno sull’Arazzeria e il Contemporaneo. Info: www.museomacro.org

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