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Arte contemporanea sul Palatino

Torna ancora una volta l’arte contemporanea nei siti archeologici della Capitale. Dal 28 giugno grandi istallazioni, dipinti, e fotografie di artisti provenienti da 25 nazioni animano l’area del Palatino con l’esposizione Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino. Curato da Alberto Fiz, il progetto presenta 100 opere tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta. Ovviamente non potevano mancare i grandi nomi di Marina Abramović e Gilbert and GeorgeBarbara Kruger, Joseph Kosuth e Paul McCarthy, senza dimenticare i maestri della tradizione italiana come Michelangelo Pistoletto, Mario Schifano, Mauro Staccioli Maurizio Cattelan. Il progetto si svolge tra lo Stadio Palatino e peristilio inferiore della Domus Augustana, con le terrazze e le Arcate Severiane. L’intero percorso – che consente al pubblico di entrare in spazi solitamente inaccessibili – segue tre tematiche essenziali: le installazioni architettoniche site-specific - che celebrano l’interessante connubio tra archeologia e arte contemporanea – le Mani, fotografate, disegnate, scolpite, dipinte, straordinaria icona comunicativa, e i Ritratti, elemento simbolo di identità.

Dopo la fontana alta 30 metri davanti al Colosseo, la mostra Post-Classici del 2013 e i recenti Lapidarium, intervento scultoreo dell’artista messicano Gustavo Aceves, dislocato in varie zone dei Fori Imperiali e la mostra Par Tibi, Roma, Nihil al Palatino lo scorso anno, i romani si stanno lentamente confrontando con mondo del tutto nuovo e indecifrabile. Questi sono solo alcuni dei segni più recenti lasciati dalla forza dell’arte contemporanea che si sta insinuando tra le pieghe storiche della Capitale, diffondendo linguaggi inediti. Smuovendo con delicatezza gli equilibri di una città, riconosciuta in tutto il mondo per i suoi secoli di storia, si muove da un luogo all’altro abbracciando piazze, strade e siti archeologici. Per alcuni tuttavia, irrompe, opprimente e aggressiva, senza alcun significato e priva di bellezza, a spezzare l’immagine di una città dal suo valore secolare storico – artistico. Non è così. Bisognerebbe vederla piuttosto come un albero che affonda profondamente le sue radici nel terreno (il passato) ma che cresce e fiorisce del tutto nuova, senza abbandonare mai la sua zolla d’origine. Un legame con il luogo e le testimonianze storico-archeologiche c’è sempre, non è mai immediato, ma è proprio questa la novità con la quale siamo tutti chiamati a dialogare. Fino al 29 ottobre, info: www.electa.it/mostre/alt-arte-contemporanea-al-palatino

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