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La violenza della neutralità

Probabilmente, con questa nuova temporanea, Fondazione Prada ha esplicitato in modo preciso il vero significato del nome dato al suo spazio dedicato alla fotografia contemporanea, Osservatorio. EU, l’ antologica del fotografo giapponese Satoshi Fujiwara (1984) curata da Luigi Alberto Cippini e in mostra dal 7 giugno al 16 ottobre, propone un’alternativa ai regimi rappresentativi che stabilizzano l’attuale identità fotografica europea attraverso una violenza espressiva contraddittoria e spiazzante, che pone molti spunti di riflessioni sul nostro attuale approccio con la comunicazione. Complessi sono i temi che vengono trattati, complesso e innovativo l’allestimento (di Armatura globale), che riveste le pareti neutre dei due piani dello spazio espositivo mediante l’esposizione delle gigantesche immagini stampate su teli di PVC e appese quasi con noncuranza, tanto da far pensare che l’allestimento sia ancora in corso. Tuttavia, materiali, dimensioni, riflessi, assemblaggi, sovrapposizioni e didascalie penzolanti sono frutto di un attento studio atto a condurre lo spettatore verso la ricerca di quei particolari nascosti della realtà, siano essi profondi o scomodi.

Volutamente ispirato alla rielaborazione architettonica eseguita da Herbert Bayer per l’esposizione del 1942 The Road to Victory: a procession of photographs of the nation at war al MoMA di New York, il percorso si divide in due sezioni precise: la prima parte, ospitata al piano inferiore dell’Osservatorio, ricostruisce la commissione 5K Confinement, realizzata per Belligerent Eyes, il progetto di ricerca sulla produzione contemporanea di immagini proposto dalla Fondazione nell’estate 2016 a Venezia, mentre il secondo piano ospita una retrospettiva che espande e riunisce opere provenienti da diverse serie fotografiche eseguite tra il 2015 e il 2017. Nella serie 5k Confinement l’artista intende superare la rappresentazione tipica di un’architettura per analizzare i protocolli di sorveglianza all’interno di un ambiente e basandosi su un manuale tascabile di fotografia, che insegna come scattare immagini a infrarossi di donne in luoghi pubblici. Attraverso la fotografia e i limiti di movimento della macchina, Fujiwara realizza degli “anti-selfie” mediante inquadrature radicali, dove l’architettura, scomposta, diviene un ambiente neutro e non connotativo.

La macchina e le sue imperfezioni, il cattivo utilizzo della diffusione delle informazioni, il limite da superare per eseguire una buona documentazione del reale, sono tematiche al centro delle serie THE FRIDAY: A report on a report (2015) e #R (2015-in corso); Scanning (2016) e Continent (2017-in corso),invece, descrivono talvolta in modo riduttivo, altre volte in modo pericolosamente neutrale, le caratteristiche delle città europee contemporanee attraverso l’esposizione delle sfaccettature meno angoscianti della quotidianità. Police Brutality (2015), combina dettagli neutrali di uniformi di forze dell’ordine e interventi spontanei di soccorso per analizzare la percezione dello spettatore verso la brutalità della polizia; Mayday (2015), l’unico lavoro documentario e giornalistico realizzato dall’artista, rappresenta la violenza dei disordini a Berlino, durante la manifestazione del 1° maggio 2015, con estremo realismo.
Il lavoro di Fujiwara, attraverso la scelta peculiare delle inquadrature, della distanza focale dai soggetti e la brutale oggettività delle riprese, porta la visione delle immagini a divenire pressante e critica nei confronti dei canoni standard del foto-giornalismo e a generarne un nuovo lessico.

Fino al 16 ottobre, info: www.fondazioneprada.org/visit/milano-osservatorio

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