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All’Operativa Arte Contemporanea Vuoti e bruciature, scatti di Alessandro Dandini de Sylva

Inaugura l’ 8 giugno alle 19.00 Vuoti e Bruciature, seconda personale di Alessandro Dandini de Sylva negli spazi della galleria romana Operativa Arte Contemporanea. Una mostra che rilegge i diversi lavori realizzati tra il 2008 e il 2017, in cui l’artista sperimenta il vuoto fotografico in maniera inconsueta, ragionando sulle possibili declinazioni del bianco e del nero in un continuo gioco di rimandi per cui elementi opposti come il vuoto e il pieno, la luce e l’ombra, costantemente si scambiano di ruolo. Uno studio approfondito sviluppatosi nel tempo, parallelamente ad altri progetti, un archivio del suo laboratorio. Alessandro Dandini interviene bruciando fisicamente e fotograficamente le sue immagini, esponendo i negativi a un eccesso di luce e informazioni che durante il processo di sviluppo annullano o accentuano la loro stessa natura. Vuoti e Bruciature assume quindi un carattere dichiaratamente antinarrativo e si configura come un catalogo non finito, una raccolta d’immagini apparentemente antitetiche come possibili declinazioni di uno stesso tema. Gli scatti, realizzati in tempi e linguaggi diversi, sono riletti e pensati insieme per restituire una logica delle immagini trasversale e aperta. Il dialogo tra paesaggi reali e astratti e tra stampe di grande formato e piccole istantanee, da sempre una costante nella sua pratica, aumenta il ventaglio di possibilità nella sperimentazione di questi opposti.

L’artista romano, utilizzando una macchina polaroid degli anni settanta, interviene sul processo chimico di sviluppo dell’immagine, interrompendone o sovrapponendone l’impressione e calibrando tutti gli interventi in previsione dell’irreversibilità di ogni azione. Frutto di questo procedimento consapevole sono immagini che, pur registrando il dato reale, si scompongono in successioni di colori e forme astratteriduce all’essenza gli elementi del linguaggio fotografico al fine di restituirne una percezione differente, frutto anche della traduzione dell’immagine in grandi dimensioni che permette di leggerne anche i dettagli più nascosti. A completare la mostra, una sottile lastra di marmo bianco con un vuoto di luce, un dispositivo realizzato in studio dall’artista per indagare e mettere a fuoco la percezione visiva e il potenziale espressivo del tema nel tentativo di svelare l’illusione fotografica. L’installazione viene inserita per la prima volta nello spazio per azzerare la mediazione con il pubblico, instaurando un dialogo serrato con le immagini a parete e fornendo allo spettatore le coordinate per entrare nella logica del processo. Fino al 22 luglio, info: http://www.operativa-arte.com/

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