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Djelem Djelem

Djelem Djelem è il titolo dell’inno del popolo Rom, composto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale dal musicista Jarko Jovanovic. Nelle strofe della canzone, si leggono il dolore e la ricerca di un futuro migliore a seguito dello sterminio di Rom e Sinti da parte dei Nazisti. L’artista francese Rachel Labastie, classe 1978, ha intitolato così la sua prima personale romana, esponendo una selezione di opere che mettono in dialogo continuo il nomadismo e la staticità. Attraverso un percorso di riflessioni, le sculture di Labastie parlano e raccontano la connessione dell’artista con la terra ponendoci interrogativi che legano tutti i popoli del mondo: da dove veniamo e dove stiamo andando? 

Una ruota di roulotte in vimini è l’opera da cui la mostra prende il nome, con il suo movimento lento scandisce i tempi della riflessione, dell’introspezione e della relazione con gli elementi, come i cicli della vita e le migrazioni dei popoli. Simbolo del nomadismo, metafora di corsi e ricorsi storici, la ruota di Labastie sembra voler ricordare a tutti la verità della condizione comune, allo stesso tempo sembra volersi opporre alla velocità del mondo esterno per farci rallentare e pensare a ciò che abbiamo tra le mani e sotto i piedi, la terra. Nel suo percorso di sculture l’artista affronta il tema in una duplice direzione: la terra come materia da lavorare e come territorio da vivere. Dagli utensili in terra cruda per lavorarla si passa agli stivali, utili per camminare ma nella versione dell’artista oggi troppo pesanti, anche solo per spostarsi di qualche centimetro.

Con Intralcio, una delle sue opere più celebri, l’immobilismo ha le sembianze della porcellana pura e delicata, che ricopre però di bellezza una serie di catene ancorate al muro: il simbolo scava nell’archetipo della costrizione per evocare i blocchi fisici e mentali che portano inevitabilmente alla staticità. Un lavoro, quello di Labastie, che mette sullo stesso piano individui erranti e corpi sedentari evocando riflessioni sui tempi e i cambiamenti che l’umanità vive oggi.

Fino al 30 giugno, Ex Elettrofonica, vicolo di Sant’Onofrio 10, Roma; info: www.exelettrofonica.com/it/home-it

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