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L’Ensemble Modern e i borsisti dell’Accademia Tedesca all’Auditorium

«Non ho mai sentito un’esecuzione così accurata della mia musica» (F. Zappa). Questa affermazione risalente alla collaborazione con l’Ensemble Modern per The Yellow Shark (1993), più unica che rara per l’eccentrico compositore di Baltimora, descrive perfettamente il gruppo da camera di Francoforte protagonista – sotto la guida di Tito Ceccherini – del concerto del 22 maggio nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma. Per l’occasione la sala è stata rovesciata con la platea sul palco allo stesso livello dell’orchestra e chiusa da pannelli in modo tale da creare una sorta di isola sonora in cui il pubblico è immerso nel suono. Un evento organizzato dall’Accademia Tedesca di Villa Massimo, senza dubbio una delle istituzioni culturali più prestigiose a Roma, grazie all’opportunità di sostentamento e di soggiorno offerta ad artisti del campo dell’arte figurativa, letteratura, musica e architettura. «L’artista, nella forma del nostro borsista, è il nostro obiettivo primario», afferma il direttore dell’Accademia Joachim Blüher in apertura di serata. Nel programma figurano, infatti, due brani – entrambi prime italiane – composti da borsisti di Villa Massimo: Lisa Streich e Torsten Herrmann. La prima, svedese radicata in Germania, mantiene vivo in Älv Alv Alva il rapporto con la sua terra e sue tradizioni, in una composizione che trabocca di misticismo ed esoterismo, nel titolo infatti ritroviamo le parole elfo e Dio. Discorso diverso per Pivot di Herrmann, frutto del ripensamento di un lavoro precedente e dotato di una potenza dirompente.

Oltre a eseguire le composizioni dei borsisti, l’Ensemble Modern omaggia il grande compositore italiano Luciano Berio con Chemins II (su Sequenza VI) per viola e 9 strumenti e poi si cimenta su un terreno piuttosto particolare, le Beatles Songs (1965/67). Si tratta di tre celeberrimi brani dei quattro di Liverpool, Michelle, Ticket to Ride, Yesterday, su cui Berio esercitò la sua attitudine alla trascrizione e alla rielaborazione con l’intenzione di valorizzare le immense capacità espressive di Cathy Berberian. Proprio con lo spettro della diva che negli anni Sessanta e Settanta incantò il pubblico di tutto il mondo, si cimenta la cantante italo-svedese Anna Clementi. Il risultato è un lavoro sublime. Infine, in una serata così festosa, l’Accademia di Villa Massimo non poteva non rendere omaggio al compositore Karlheinz Stockhausen, padre della Musica Contemporanea di tradizione eurocentrica, oggi ancora molto attuale. Nr. 5Zeitmaße non è assolutamente un brano di facile comprensione ma la riflessione sul tempo che vi è contenuta, lo sperimentalismo che porta l’autore a mutare il tempo ad ogni frase musicale, è innegabilmente qualcosa di straordinariamente innovativo.
Info: www.villamassimo.de/it

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