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L’arco di Giano restaurato e il nuovo progetto di Fendi firmato Jean Nouvel

Il bianco del marmo torna a brillare di nuovo, finalmente libero dai segni del tempo, dell’uomo e dello smog. E anche se la strada per un restauro completo è ancora lunga, l’Arco di Giano all’antico Foro Boario romano ritrova la bellezza della sua facciata sul lato Tevere, grazie al restauro della Soprintendenza Speciale Archeologia e Belle Arti di Roma e alla donazione di 215 mila dollari del World Monuments Fund con American Express. E già arrivano le prime scoperte, come quel Cos inciso sul marmo che, spiegano gli esperti, dice come questo fosse un Arco onorario costruito per l’imperatore Costantino dai suoi figli. Chiuso al pubblico e da vent’anni al centro di polemiche per le cancellate che lo circondano, il monumento diventa visitabile per un Watch Day il 26 maggio con laboratori e la salita sui ponteggi, poi a seguire una settimana di tour gratuiti su prenotazione.

Nel frattempo la Fondazione Alda Fendi ha presentato un intervento di riqualificazione della zona dopo aver acquisito dal Comune il Palazzo del Velabro che si affaccia sull’omonima piazza. «Sono felice, racconta Alda Fendi, di realizzare il mio sogno e aprire il grande spazio del Velabro, luogo di cultura per gli artisti: sei piani interamente dedicati all’arte, con venticinque abitazioni una diversa dall’altra, e un ristoro con terrazze sulle antichità romane. Un motore di creatività che farà nascere qui una città dell’arte.» Un esperimento ambizioso firmato dall’archistar Jean Nouvel: un edificio di 3.500 metri quadrati dovrebbe diventare la nuova sede della Fondazione, uno spazio espositivo museale giorno-notte con produzioni, eventi, atelier, dedicato alla ricerca e alla sperimentazione e che nel mix funzionale prevede anche le residenze. Non è la prima volta che Alda Fendi si misura con l’architettura. Nel 2001, proprio agli esordi, la Fondazione ha impegnato le sue risorse in una campagna di scavo durata tre anni all’interno del Foro di Traiano che ha portato alla luce la più ampia pavimentazione di marmi policromi dell’antichità nella zona corrispondente al troncone centrale verso l’abside orientale della Basilica Ulpia, sotto l’attuale Piazza Foro Traiano e il palazzo Roccagiovine presso il quale è situata la galleria della Fondazione. Alda ora racconta divertita: «Traiano in sogno mi ha obbligato ad acquistare una porzione della sua Basilica Ulpia». E aggiunge: «Nessuno sapeva cosa avremmo trovato con quegli scavi… Così è nato il nostro Silos, dove è evidente la contaminazione tra passato e futuro». Sono mesi, però, che i residenti stanno protestando ma il progetto ha già ricevuto un primo via libera dalla Conferenza dei Servizi e sembra destinato prima o poi a vedere la luce e dare una nuova vita a una zona dimenticata e spesso ingiustamente degradata. Per prenotare la visita per il Watch Day dal 25 maggio al 3 giugno info: www.coopculture.it

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